Category Archives: Pensierino

Vita Personale

heaer

È da un po’ che non scrivo, ma è soprattutto perché le mie interiora cerebrali si sono un po’ aggroppate su sé stesse e facevano fatica a espletare (e poi ho lavorato molto, dai). È anche vero che non ho molto da dire di questi tempi perché o 1) non c’è effettivamente molto da dire 2) o stanno già parlando tutti in coro e fanno un bel casino di argomenti più disparati (anche se perlopiù ci si lamenta della retrocompatibilità, in genere) e quindi anche se un non parla, amen. Comunque fra le varie novità ho comprato una PS Vita, grazie a quell’offertaccia di GameStop dandogli dentro pure tre mezze ciofeche. Non so nemmeno perché l’ho fatto, in realtà per vedere l’effetto che fa (e anche perché, si suppone che con PS4 anche Vita comincerà a tirare sodo). Con mia sorpresa mi sono trovato fra le mani una delle console migliori in assoluto, secondo me più bella del 3DS e del Wii U (che sono molto belle) e di diverse altre che reputo belle, e intendo bella in maniera olistica (parola orrenda) non semplicemente per quanto riguarda la potenza di calcolo che poi fa anche un po’ la differenza con Vita che è un piccolo trattore. Architettonicamente bella, di interfaccia bella, il PSN assai sorprendente e funzionale e bello pure lui. Già con Vita in mano si capisce che Sony morde il culo a Xbox ben prima delle dichiarazioni suicide di Microsoft legate a quel terrore di One. La Vita permette un bel multitasking, assomiglia assai a un iPhone ma è una macchina concepita per giocare (e bene), moderna completa di tutti i confort, bella (forse l’ho già detto).

littlebigplanet-arte-ps-vita-002

I giochi chissà latitano ancora un po’ (ma davvero?) eppure il catalogo online è zeppo di titoli (circa), e di roba fica da mettere sotto i denti ce n’è a me sembra, anche più di 3DS. Fra questi pasti importanti non si può non citare Persona 4 golden che è una bomba nucleare che ti schiavizza, ti svuota e ti dà montagne di gioia fittizia. Ero fan del terzo episodio (che non ho mai terminato a causa di un blackout in zona Farini a Milano che mi è costato un dungeon troppo sudato e sofferto), il 4 dovevo troppo recuperarlo. E questa versione per Vita è sagacissima, con un’implementazione dell’online un po’ spionistica che ricorda WiiU (e che aiuta, dirige, stimola assai). Persona poi mi ha anche fatto capire la bellezza di Vita, è zeppo di viltà che necessitano guide per massimizzare il gioco, e non c’è niente di meglio di navigare comodamente tramite browser le varie wiki per capire come cazzo si prepara uno stufato di mucca o del pollo al curry o i petosissimi test nozionistici pseudo-impossibili. Infatti mi ha costretto a ritornare a prendere appunti (digitali), e questo mi fa sempre molto riflettere. Avevo in programma uno spostamento fuori porta in zone probabilmente internet-sguarnite e quindi ho trovato opportuno prepararmi un bigino in .png per l’esame finale. Ovviamente tutto storato alla bisogna su Vita.

bigino persona 4

Il gioco poi in sé è un tripudio del nipponismo-adolescenziale più di molti manga e anime blasonati, è veramente un’Opera che merita di essere conservata e che tutti dovrebbero giocare paragonabile senza troppe patemi a roba tipo di Hosoda e Adachi. È una catarsi totale per un trentenne come me, che ti riporta al liceo, alla cumpa alle scuffie e all’entusiasmo ormonale per l’universo. Alla fine la Vita l’ho presa per giocare a questi titoli qui, gli altri che ho preso sono nipponate tipo Gravity Rush (d’obbligo ma in omaggio con Plus, acci che pirla) e Virtue’s Last Reward. Mi dispiace per Last of Us, davvero. Se tutto va bene me lo sparo in streaming fra qualche mese con Gaikai, chi lo sa. Intanto giocatevelo voi, che mi fate felice.

Advertisements

Leave a comment

Filed under Pensierino

dishonested

Una delle categorie su cui la mia critica ideale videoludica, come già detto qualche tempo fa quando si parlava di Dark Souls, è proprio l’onestà. Onestà, parola bella che piace a tutti, anche ai disonesti. Ma che c’azzecca con il videogioco? Dicasi videogame onesto quello che, date le premesse (in maniera esplicita, ma anche implicita) di game design e/o concept generale – e quindi dando un’idea di sé al giocatore – non si smentisce e continua un discorso coerente con il suddetto con sommo gaudio per entrambi. Questo è un gioco onesto quello che ti dice “io così sono” e, alla fine, è proprio vero. Non è difficile peccare di onestà, tutt’altro, soprattutto di questi tempi che richiedono il dituttoedipiù e chi riesce a non farlo può stare sicuro che il suo titolo verrà ricordato in maniera imperitura, ovviamente se si tratta di un qualcosa che vale la pena tramandare. L’onestà può far decollare, ma il peccare di disonestà ha in sé una natura duplice: è allo stesso tempo capitale ma anche trascurabile, dipende da come lo si guarda.

dishonested 1

Di recente mi sono capitati per le mani due titoli fondamentalmente abbastanza disonesti ma comunque belli, ma che a uno che ci sta attento possono anche fare girare un po’ le scatole per gli errori micro (ma anche macro). Il primo è Dishonored, che per carità tanta roba (anche se mi sembra un gioco finto intellettual-furbetto che accalappia un po’ a destra e a manca e di suo suo non dice poi tantissimo) che pecca di disonestà in maniera aperta e un po’ fastidiosa. Il grande difetto ‘sta nell’idea malsana dello stealth come chiave di lettura quando al giocatore vengono offerti miliardi di aggeggi e poteri per sbudellare un battaglione. Dishonored vorrebbe un giocatore-topo (similitudine non casuale) alle prese con plotoni di nemici-gatto ma la realtà è assolutamente capovolta ed è anche per causa sua. È vero che c’è la “libera scelta” nell’approccio ma è chiaro e lampante che il titolo sia stato disegnato per essere giocato da topo e non da gatto. E quindi tutto il resto è trippa per i gatti (sic) che risulta un po’ disonesta in fin dei conti. Viene subito alla mente MGS, che ti fornisce sì l’arsenale volendo, ma è chiaro da subito che si tratta di roba fondamentalmente inutilizzabile. Ed è lì il bello dello zen di MGS, ho tutto ma uso solo la pistola tranquillante. In Dishonored invece ti riempiono di roba assassina, poteri su poteri, armi su armi. Sintomatica anche è la spada fatale che si ha sempre nella mano destra, e non c’è modo di cambiarla con qualcos’altro chessò un randello thiefiano, un tazer che stordisca. E invece no. Vabbé. Quindi topo sì, ma pé da vero.

dishonested2

Altro gioco disonesto che però mi ha veramente preso su tutta la linea è il Tomb Raider di Crystal Dynamics su cui mi soffermerò ancora in futuro, forse. L’errore clamoroso di base è di impostazione su uno degli aspetti che a me sono più cari, il valore delle vite digitali. Il lavoro di umanizzazione di Lara attraverso gli stenti (e le mazzate sui denti), e quindi l’indebolimento empatico e la valorizzazione della sua integrità (e quindi vita) va bellamente in vacca quando dimostra di non essere affatto transitivo, anzi. Cioé, Lara fragile umana vedete come soffre? Mentre la sterminata platea di avversari anche sfigati, amen, tritiamoli pure. Ed è un massacro da centomila cadaveri. Fanno soprattutto specie le sezioni da “tempio maledetto” con cadaveri per terra, appessi, gambe e osse, laghi di sangue. Veramente troppe, troppe che neanche a Verdun quasi. E tutte sti morti su quell’isola poi? Una strage che nemmeno Pol Pot e nessuno ne sa niente? Cattivo gusto + disonestà, secondo me. Però il gioco è così bellino, anche perché volentieri di distrai dall’omicidio per cercare reliquie e altre scemate. È un gioco sagace perché cita a destra e a manca (Resident Evil 4, Mirror’s Edge, che ancora influenza un sacco ed è veramente rimasto) e prende anche in giro (Skyrim, Angry Birds). Quindi reliquia sì, salti angolati sì, massacro no.

Leave a comment

Filed under Pensierino

incomprensioni

Indie-Game-The-Movie-Jonathan-Blow1

Ieri ho finito di vedere Indie Game the Movie che chiunque sia qui a leggere queste righe dovrebbe farsi il favore di recuperare e guardarsi tutto d’un fiato in quanto bellissimo. Fra la malasorte e la completa schizo-pazzia di Fish (ottimo esempio di primadonna per caso o per azzardo), la supersimpatia di McMillen (e la sfiga, ancora una volta, del suo socio-coder-moleman Refenes) in realtà quello che mi ha colpito di più è stato Jon Blow. Di lui mi ha colpito assai la faccenda che in realtà, sebbene i soldi di Braid gli fossero entrati nelle tasche (e anche parecchi) e la recezione critica (calco) fosse stata stellare in realtà lui si considerava un po’ triste e insoddisfatto perché gli sembrava che nessuno avesse capito quale fosse veramente il punto del suo videogioco.

Un po’ a dire: “Va bene mi dai 10, hai sviscerato il gameplay, hai apprezzato il game design, ti sono piaciuti i disegnini all’acquarello, però resta il fatto che di quello che ti volevo dire non hai capito una praticamente nulla”. Quindi lui, malgrado tutto, si sentiva incompreso anche da chi lo apprezzava (oltre che da chi lo deprecava) e immagino non sia una gran bella sensazione. È l’esatto contrario di un McMillen con gli occhi di fanciullo che sgancia una lacrimona perché Super Meat Boy è piaciuto un sacco e quindi, per uno come lui che ha sempre creato mostruosità di nicchia (o per se stesso), si tratta una vera e propria realizzazione anche personale. Sunto del discorso: questi fanno giochi per dire qualcosa, per veicolare dei concetti o anche solamente una parte di loro.

Non avevo capito questa differenza radicale dell’indie (o almeno di una fetta), non è solo che sono in pochi e fanno giochi su canoni vecchiotti (ovviamente qui generalizzo, già lo sapevo, ma dovevo proprio vederlo) ma la questione dell’espressività personale, del messaggio sparato attraverso il canale videoludico più che sollazzamento fine a sé stesso. Questo mi fa pensare che alcuni videogame siano senz’altro più nobili di altri. Qui chiudo, anche perché si potrebbe aprire un discorsone sulla critica (perché se Gamespot non capisce Blow, figurarsi il resto) e andate a spararvi il film.

4 Comments

Filed under Pensierino

gotys

Quest’anno è stata dura. Il 2012 doveva essere (o è stato, secondo alcuni critici) un’annata orrenda per il gaming. La verità è che lo è stata per metà circa (nel senso che nei primi due quarti ha brillato sì e no con solo un paio di scintille), poi è saltato fuori più o meno di tutto in un lasso brevissimo che rende di fatto assai difficile da metabolizzare con coerenza. I miei premi vanno per immagini a diversi giochi, ho deciso di limitarmi a 10, messi più o meno in ordine di merito. Inizialmente volevo di incoronare  The Walking Dead sopra tutti, poi ho pensato che, in realtà, non sarebbe semplicemente stato corretto.  Non ho potuto giocare a roba come Dishonored e Journey, quindi restano fuori per motivi non loro.

xcom

XCOMNon l’avrei giocato ma mi hanno convinto le critiche positive e poi mi ha fulminato, è uno splendido tritacarne un cannonfodder o-matic in cui si mandano i propri amati omini (e donnine) a morire per una giusta causa contro la xenosità. Potrebbe essere il mio gioco dell’anno in maniera incondizionata ma mi ferma un po’ la freddezza e il generalismo distaccato di alcune cose che lo rendono quasi un videogame/simulatore sportivo/simcityiano. Comunque meraviglioso su praticamente tutta la linea.

2012-08-30_00015

The Walking Dead. Il 2012 è forse l’anno “della perdita”, in cui il videogame post-Darksouliano riflette su come rendere le esperienze di gioco più pregne attraverso la sottrazione debilitante piuttosto che l’addizione en-powerante. Mass Effect 3 è un altro titolo simile ma TWD ne rappresenta senz’altro l’esponente più trapanante a livello emotivo, questi crepano come le mosche. Ci vuole la licenza del brand, che adoro, per spingere gli sceneggiatori a fare quello che hanno fatto (e spesso meglio che in tv). Ed è un bene. Meravigliosa Clementine. Spero che da qui non si torni più in dietro, ma penso che così non sarà.

guildwars2

Guild Wars 2. Perché c’è troppa roba dentro perché possa passare inosservato. Troppa roba che probabilmente non giocherò mai ma merita lode sperticata per la capacità mezzo-visionaria di riprendere in mano un genere che ormai si era affossato attorno a WoW. Godibile e splendido, geografico, due pollici su.

witcher2

The Witcher 2: Assassin of Kings. Forse è anche il remake di un  gioco vecchio, ma è puro oro che cola. Poi c’è Triss coi suoi ricci rossi e quel mondo strepitoso in cui non ci si stanca mai di navigare. Sarà che l’ho giocato a primavera in una bellissima Bologna, ma scaldava proprio il cuore. Cd Projekt è l’orgoglio dell’Europa, poco da aggiungere.

Torchlight2-2012-09-25-11-24-36-64 (1)

Torchlight 2. Umilia Blizzard e quella ciofeca di Diablo 3 con stile e classe e senza metterci né secoli né miliardi nello sviluppo. Bravi, non mi aspettavo di meno da voi.

Fez-screen-2

Fez. Sorprendente delirio semi-poligonale e flatlando, non volevo giocarci ma poi l’ho fatto e mi ha preso. Mi è piaciuta molta l’idea dell’oscurità e del mistero applicata ai segreti (che non ho quasi mai provato a sbrogliare, lascio ad altri) e in generale all’ariosità del design. È stata un’odissea per gli sviluppatori, ma è un gran bel vedere e giocare.

dustforce01

Dustforce. Stupore da “bundle” è una bomba nascosta nella cenere (o nella polvere?) da giocare assolutamente se non l’avete già fatto.

Hotline-Miami-Header

Hotline Miami. Aspettavo con ansia l’esordio da professionista di Cactus e non mi ha deluso, puro mito farneticante. Titolo fondamentale per un certo ramo dell’indie. Colonna sonora da urlo. Bravissimi.

borderlands2

Borderlands 2. Borderlands mi prende sempre un po’ così, per i bassistinti, penso che sia una cagata un secondo dopo che mi ha fatto sentire sublime gioia e credere di amarlo. È comunque un pregio non da poco. Grande sorpresa anche questa? Chi lo sa.

tumblr_m0wdtuEewo1r72gaco1_1280

Mass Effect  3Tutti hanno voluto dimenticarselo, ma è la degna conclusione di una trilogia importante per il videogame. Forse ha osato troppo, ma è l’anno “della perdita”. Chiudere un ciclo così è chiedere troppo ai gamer, forse, di sicuro non erano pronti. Il gioco è imperfetto, ma l’imperfezione è di M.E e di BioWare in generale, ed è anche bello così ammettiamolo. Liara, poi, vale quasi tutto.

Leave a comment

Filed under Pensierino, Uncategorized

mi fate schifo

Gli alieni di X-Com sono dei nemici spregevoli che mi hanno generato molto schifo e altrettanto odio. Una cosa strana perché non pensavo francamente di poterne provare così tanto nei confronti di nemici videoludici. Al giorno d’oggi vanno per la maggiore gli zombi che, a dirla tutta, fanno più pietà che paura. Quando li ammazzi generano più che altro una sorta di senso di liberazione nel giocatore quasi quasi ti sembra di avergli fatto un favore e quindi dici “Aah” più che “Muori bastardo!” forse anche perché sono già morti. Gli alieni di X-Com che tra l’altro bramano la vita dei soldati ai quali siamo assolutamente più che affezionati -ed è un po’ un effetto da action-figure da “tuoi” soldatini perché protagonisti delle “tue” storie – ecco quegli schifosi sbavanti ti vengono veramente in odio. Anche perché o si nascondono e sono vigliaccamente e orribilmente fugaci (e ti assalgono dall’oscurità) oppure invece ti corrono in contro appiccicosi tipo Alien a quattro zampe. Così quando un colpo di un tuo cecchino centra in pieno il loro testone morbido con tanto di danno critico o un doppio colpo di scatter laser a distanza ravvicinata li sbudella, soprattutto loro stronzi chitinosi, veramente esulti ad alta voce come se avessi segnato un goal in un simulatore sportivo.

È una cosa che non mi capita molto spesso. In questo senso è proprio dare merito ai ragazzi di Firaxis che hanno assemblato questi maledetti scegliendo bene gli ingredienti di stranezza, inquietudine e diversità e mettendoli nel calderone del puro male partorendo degli antagonisti forse pure un po’ generici ma fra i più azzeccati degli ultimi anni. Se ne trovano di tutti i colori (appunto), dai grigi testoni  che facevano impazzire Mulder e Scully con una baluginante spruzzata di E.T (che magari, pur sembrando meno offensivi, non generano meno soddisfazione nell’assassinio, anzi quasi di più perché c’è una sorta di vertigine da overkill e li vuoi proprio spappolare come pomodori maturi), dagli uomini sottili e inquietanti, a dei galleggianti “quasi Strogg” passando anche per degli pseudo alien-tiranidi fino a dei cosi che non starebbero male nemmeno in Halo. X-Com convince perché è solido e divertente malgrado appartenga ad un genere un po’ disusato e impopolare e viene anche un po’ resuscitato dall’Unreal Engine che ce lo rende più digeribile, e dall’ottima conversione su console che è pure più godibile della controparte PC perché più maneggevole. È assolutamente consigliato anche se a chi tiene al progresso del viggì  fa un po’ così perché guarda in dietro (più che in avanti) come se avesse il torcicollo. In ogni caso, lo specismo, non è mai stato così divertente.

Leave a comment

Filed under Pensierino

rotondità tris (moderate)

Oggi alla biblioteca Renzo Renzi di Bologna (quella della meravigliosa Cineteca e dell’Archivio Videoludico) modererò un incontro assai interessante che prevede la presentazione di due libri di cui già avrete sentito parlare. Si tratta di Dezmond dell’amico Dario Compagno e di Assassin Creed Art (R)evolution, libro della mostra di cui già saprete e che già avete visto, dei mitici ragazzi di Neoludica (il geniale tris Ferrari/Traini/Hoffman). Il tutto in una serata dedicata a Altair e pronipoti con ammenicoli. Nel pubblico anche grandi celebrità tra i quali citerei i miti dell’archivio videoludico Dresseno & Lollini e in abito da libera uscita Andrea Peduzzi e Luca Roncella, probabilmente anche Mauro Salvador. Chiedete loro autografi mi raccomando.

1 Comment

Filed under Pensierino

questa storia non finisce bene

Devo essere sincero con voi. Io non amo la nostalgia. Anzi a dire il vero la odio, la trovo poco razionale e stupida. Nel videogame c’è molta nostalgia, perché si tratta di giochi e i videogiocatori sono nostalgici di base perché si tratta di giochi. La nostalgia si rivolge perlopiù all’infanzia senza preoccupazioni, quindi ai giochi, alle estati al mare, alle cicale al caldo eccetera. La nostalgia è un sentimento facile che arriva facile e si attacca, poi non te lo scolli più. Se si sta fra videogiocatori e si parla spesso si arriva al punto in cui si cominciano a stilare le liste dei migliori giochi vecchi, ah che nostalgia, quanto era bello questo o quest’altro. L’amara e dura verità è che gran parte di tutta quella roba che ci ricordiamo con candore in realtà perlopiù sono porcherie che oggi non riusciremo più a giocare per più di quindici minuti. Il passato videoludico è fatto di prodotti grandemente imperfetti, diversi capolavori (è vero) ma anche montagne e montagne di pattume più o meno evidente. Io odio la nostalgia perché è un sentimento infantilizzante e quindi indebolente (anche dello spirito critico che per me è come l’aria) però qualche volta ci cado anch’io. Tipo la mia passione smodata per Streets of Rage che secondo me è una sintesi degli anni ’90 più di molti altri prodotti popculturali.

Di recente, poi, sono tornato su un gioco che da bambino mi ha tenuto occupato per diverse ore. Eye of the Beholder 2, forse qualcuno se lo ricorda, era un gioco di ruolo su licenza AD&D sviluppato da Westwood per PC. Ho giocato e finito Eye of the Beholder malgrado il mondo non volesse (nella copia che avevo comprato in edicola distribuita da una nota catena italiana c’era il manuale in italiano, ma le chiavi per continuare dovevano essere inserite in inglese quindi ho rotto le scatole finché non me l’hanno spedito fotocopiato) ma il seguito si è sempre rivelato un osso troppo duro per me. Eye of the Beholder 2, qui lo dico, è veramente un figlio di puttana. Storia riassunta in brevis: un nostro amico mago ci manda ad investigare perché nell’Abazia di Darkmoon, un pacifico ritiro spirituale di preti, sta succedendo roba strana e lui è preoccupato. Mmh… Dakrmoon? Pacifico ritiro di preti? Perché non Lightheaven o Wonderfulsun, Darkmoon… Ma a chi la volete dare a bere? Scrittori pigri a parte, il gioco è una mazzata negli stinchi sin dai primissimi istanti e per affrontarlo al meglio è cosa buona e giusta importare il party che ha completato con successo il primo episodio (BioWare mica si è inventato tutto da sé, eh) con tutte le armi e armature magiche al posto giusto.

Io però, pieno della spocchia di chi, comunque sa quello che fa, grazie a DosBox e Abandonia (e posso farlo perché a casa ho il gioco inscatolato) provo a farci un giro per vedere come va e penso pure di fare la mia porca figura, teh. Creo il mio party, facce stupide nomi scemetti, comincio a girare nel labirinto di alberi iniziali di un bosco geometrico. Cerco una parte della foresta che mi ricordavo ci fosse, con dei tesori importanti ed esosi. Non la trovo, continuano ad arrivare lupi ovunque, mi mordono il sedere. Potrei andare a Darkmoon e continuare ma non voglio demordere (e nemmeno i lupi), finisco in una zona della foresta con delle croci piantate sopra della terra smossa. Il nano Balin guerriero/ladro (quindi il nostro esperto di perspicacia): “Mmmh, siamo finiti in quello che sembra un piccolo cimitero!” Grazie mille, davvero. Perché non ci hai fatto notare che siamo in un bosco a scacchiera stracolmo di lupi? Il gioco è ingessatissimo, ovviamente senza mappa, da giocare è frustrante da morire con menù che si incastrano, oggetti che si spostano, inventari implausibili. I lupi incalzano, mentre continuo a girare in torno alla ricerca di quel posto che mi ricordavo che c’era. Incalzano così tanto che alla fine mi seccano il chierico che si era gettato in prima fila per salvare il paladino un po’ rinco Beowulf praticamente armato di stuzzicadenti. Quando il chierico è secco poi è tutta discesa, i lupi m’hanno mangiato e a Darkmoon manco ci sono mai arrivato. Diamine.

Leave a comment

Filed under Pensierino