Monthly Archives: January 2014

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Come ho già scritto in su carta stampata di media pregiatura il 2013 è stato l’anno della paternità nel videoludere, un sasso che è stato lanciato nel 2012 da The Walking  Dead che ormai è un titolo da cui non si può più prescindere. Ellie ed Elizabeth (assonanti pure) sono una continuazione, a ruota, di Clem, piùo meno volontaria ovvio fa tutto parte di un discorso condiviso (e silenzioso) che scorre in maniera uniforme fra i designer.

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Take interessantissima del genitoriale che premio nel palmarés dei più degni di loda quest’anno è Fire Emblem Awakening che, con il figliare, ne ha ben donde e stupisce molto per possibilità e mischianze e anche gioie delle narrazioni private autoprodotte dalla propria giocata. Personaggi che per noi diventano quasi vivi, figli loro, e nostri. Parlando del gioco, si tratta in definitiva di un iceberg giapponese, che raramente rientra nei miei parametri di valutazione positivissima anche e soprattutto per il monte ore necessario per goderselo (e ciao Ni No Kuni) e perché è da qualche tempo che non sono i titoli di quel tipo a fare breccia.

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Altra tendenza interessante del 2013 è quel barlume di emancipazione del personaggio femminile (grazie anche al Saarkesianismo? Non lo so ma i suoi video guardateli, zitti e mosca) che è quel piccolo splendido gioiellino di Tomb Raider, pensato bene e fatto forse meglio, mi ha lasciato secco e l’ho disossato fino al 100%. La nuova Lara mi ha convinto molto e Crystal Dynamix, trattandola male l’ha trattata bene, anzi benissimo. Peccato sia andato benino e non benissimo per le vendite, anche se sei una Croft, nel mondo delle eroine digitali parti sempre dal fondo, oggi più che ieri. Ma le cose cambieranno, dai.

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Avventurosa presa di una delle tendenze dell’anno scorso è Papers Please, l’anti-videogioco divertente, diventa un simulatore di burocrazia delle peggiori, quella castrante dei regimi totalitari. Qui più che il contesto, la storia e il messaggio, è da elogiare sperticatamente la ludicizzazione di meccaniche tediose e ridondanti di un lavoro, francamente, un po’ brutto. E’ un gioco arguto che ci porta a impiegare del tempo nostro in mansioni terribili provando comunque piacere e soddisfazione. Lì sta la bella critica mediale, riflessiva e meta-ludica (zac un po’ di paroloni). Bene bravi, bis.

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A proposito di meta, il re del meta più che GTA è in verità Saints Row IV che mi ha letteralmente spiattellato. Da giocare esclusivamente dopo SR The Third perché altrimenti si perde tutto il gioco di scomposizione di certezze e di ricostruzione della Steelport virtuale ed assurda del marzianaccio Zinyak che diventa un falso game master/designer. Coi superpoteri si abbandona l’approccio autistico e veicolistico e ci si avvicina alla città come fosse un livello di Super Mario zeppo di monete da raccogliere. Estrusione verso l’asse Z. Merita lode perché, così come il predecessore (e al contrario di GTA) tratta bene le donne con personaggi fichi (le ormai iconiche Shandi e Kinzie) e soprattutto per chi vorrà vestire i panni della gangsteressa/presidentessa. Dire che il meta che mette in ballo è da urlo e veramente esilarante è inutile e un po’ ridondante ma ormai m’è uscito. E’ il gioco con cui ho riso di più in assoluto assieme alla roba Lucas di qualche tempo fa. Fa poi molte cose bene a livello di design, ma ormai sono di serie, tanto bene che poi le ha riprese un po’ pure GTA. Volition per me siete veri e propri idoli.

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Mobile gaming, come siamo messi? Bene, grazie. Anche e soprattutto perché quest’anno è uscita una meraviglia come Device 6 dalle fornaci scoppiettanti di quei ragazzacci di Simogo (che precede Ridiculous Fising di un gran bel tanto, Republique non l’ho ancora provato ma mi tenta). E’ un trionfo praticamente completo e, per me, un 10 in pagella malgrado duri quel che dura e richieda quel che richiede. Gran design in senso olistico del termine, ergonomia e tutto quanto. Giocateci, basta, e non rompete troppo.

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Su Wii U, Rayman Legends si mangia Super Mario Bros. U senza tanti patemi d’animo, è una carrettata di scintille, botti e genialità pura a prezzo anchesì ridotto. Grazie ad Amazon che defeziona Super Mario 3D World non l’ho ancora giocato (e mi girano un po’) ma il melanzanotto magico di Ubisoft è una prova di abilità e dovizia che merità d’essere ricordata e registrata, Legends è molto più di Origins e il suo uso del pad/tablet in partite cooperative è molto molto spassoso. Quasi quasi voleva giocarci anche il mio gatto.

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Terminiamo la lunga bloggata ritornando ancora dove più conta. Ovverosia da Telltale, che mentre noi chiudiamo un’annata, loro la aprono e già fanno vedere dove si andrà a parare l’anno prossimo. Quindi è meglio stare attenti e aprire le orecchie. Squarcia il buio innanzitutto con Wolf among us (che lo trovate pure gratis se non sbaglio) ed è una vera e propria meraviglia. Mettete da parte qualsiasi riserva preconcetta sul tema eccetera, scaricatelo e giocatevelo e vi farà letteralmente a pezzi. Lo strazio sarà forse la tematica dominante del 2013, l’esacerbazione della perdita 2012esca che ormai è stata metabolizzata ed è un vero e proprio importantissimo paradigma che gioca di fatto contro la re-facibilità re-tentatività che è propria del videogame. Lei muore, punto. E non ci puoi fare niente.

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Regina (o principessa) dello strazio, ma di quelle che lo usano come humus e trampolino, è la Clementine della stagione 2 di The Walking Dead (che poi gli zombi cominciano a mostrare qualche segno di ossidazione, è vero). Lei fa un culo così a Ellie semplicemente perchè è figlia del mondo in cui è cresciuta, dura, selvatica e indomabile. Ellie è un’adolescente con i problemi standard dell’adolescenza, Clem è un adolescente con i problemi di uno che deve sopravvivere ad ogni costo in un mondo andato a rotoli. Ellie in questo senso diventa patetica, poco credibile anche se vuole parlare un linguaggio universale, poi diventa inverosimile. Con la stagione 2 (e anche con più di una roba con TWAU) e grazie a Clementine Telltale comincia a fare cose che nessuno in altri medium narrativi mainstream oserebbe mai senza prima pensarci molto molto molto  bene. E questo, scusatemi, per me è la summa, il raggiungimento che tutti dovremmo auspicare. Altroché la grafica next-gen.

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