3 sorprestive

Tre cose di fretta perché oggi non ho tanto voglia di pensarci su troppo ma ce le ho da parte da buttare fuori (o giù) che è più o meno uguale e poi restano che è pure una bella cosa. Quindi, tre cose tre giochi, è un post-contenitore e alcuni dicono che mi escono meglio degli altri, quelli monotema, tipo. Poi ho poca voglia di stare al pc, quindi parto, parto, eh parto, parliamo di 3 giochi che mi hanno un po’ sorpreso in questa estate estiva e che sono molto buoni secondo me (buoni tipo da 9).

1. The Walking Dead: 400 days.

Wyatt

Se ne sono già scritte di questa roba che ha fatto Telltale che, a me, mi coglie sempre in castagna e quindi difficilmente ne parlerò male già sapetelo. 400 days è un’esperimento, in molti l’hanno detto, è un esperimento riuscito, pure questo, molto peculiare di un gioco già non molto grosso frammentato di un quinto. 5 short stories / short games, di 15-20 minuti al massimo che però convincono, funzionano, danno soddisfazione e riescono a farci “legare”con i personaggi. Cinque testoline, tutte azzeccate, fra le quali spicca il lebowskiano Wyatt (che cambia un po’ il tono delle cose), la mammasorella Shel e la tossica Sherry. Empatizzare con cinque atomi in 5 minuti è un tocco d’estro mica da ridere, ci sono giochi che fanno fatica a catturarti e ci mettono un sacco a mettere finalmente le tue budella dentro quello stracacchio di schermo. 400 days invece lo fa in due istanti e mezzo, e qui c’è della maestria indubbia. Certo quello che resta da giocare sembra anche poco però è comunque sorprendente e bellissimo, al short-videogame non ci aveva pensato nessuno. E strutturare una stagione tutta così? Con diversi punti di vista, diverse storie che collidono, si incrociano si separano, addirittura entrano in conflitto? Io mi domando ancora che diamine sia successo ad alcuni personaggi inghiottiti dallo iato. 400 days si ricollegherà alla Season 2? Difficile prevederlo, probababilmente sì verrebbe da dire (lo studio dietro a queste cinque comete è stato fatto, lo sasseranno via?) ma può darsi anche no e forse sarebbe anche più sano. In ogni caso la serie TWD butta il videogame ancora un po’ più avanti, nella direzione giusta (direzione che invece The Last of Us ha intrapreso solo in parte).

2. Guacamelee

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Guacamelee è una bestia enorme di dimensioni apparentemente ridotte, è un chihuahua incazzato nero vestito da mariachi a festa con un portale eptadimensionale nella pancia. È un gioco tanto ricco e strapieno di cose (livelli grossi, monti di idee, citazioni a valanga pure organiche, gran lavoro di grafica, gags ridanciane) tanto da finire nel barocco malgrado si tratti di un titolino da pochi spicci. È anche uno splendido esempio di game-level design (è un metroidvania, genere stronzo di suo) e di come, in pochi minuti, si possa mettere in piedi una storia con una clique di cattivi fichi à la manga che ti faccia venire effettivamente voglia di spaccargli le natiche a calcioni. Strappa più di un wow dietro l’altro per la bellezza pura e semplice e, a furia di idee cacciate dentro, ogni tanto sembra anche un po’ stroppiare. Ma è un enchilada, anzi forse un burrito, quindi sbattiamoci dentro di tutto no? Poi si digerirà in data da definirsi. Giocatevelo sotto l’ombrellone su PS Vita, ovviamente.

3. Dead or Alive 5

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Lo so che è vecchio ma l’ho recuperato super-scontato solo di recente. Chi mi conosce lo sa che sono un fan del Team Ninja e quindi compro praticamente tutto quello che esce dalle loro fucine. Fattostà che da DOA5 mi aspettavo proprio poco, anche perché le recensioni non erano lusinghiere eppure, dopo un inizio assolutamente sotto la barra (perché mi sono ostinato a seguire il ridicolo story mode) l’ho trovato pregevole, anzi addirittura bello. È forse il miglior DOA di sempre, veloce come la luce con quegli incontri che possono durare anche cinque secondi, abbastanza tecnico (se si vuole) ma anche cazzone e  caciarone quanto è giusto. A suo modo Tekken se lo magna per davvero. Il problema di fondo è il turbinio infinito e nauseante di tette, ma è un DOA che ti aspetti no? Però questa volta c’è di mezzo troppa morbosità che fa quasi venire un brivido freddo, mi van bene i picchiaduro con le donnine (ance Skullgirls è un picchiaduro con le donnine e viene venerato) ma la feticciosità nipponica fatta di pantyshot e settima misura sudata che fuoriesce ovunque mentre la ragazza è al suolo pestata e esausta, e tu puoi girare e zoomare e peeppare, qualche volta questa roba qua fa anche un po’ ribrezzo. È un peccato perché DOA5 dà il meglio di sé quando a queste minuzie non ci pensa e gli artist dimenticano gli swimsuit o gli abitini inguinali con scollature a precipizio sballonzolante sfoderano delle tenute azzeccate e ispirate (che per la maggior parte sono quelle semplicemente casual) perché il gameplay c’è assolutamente. Forse però mi faccio troppe storie.

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