Gli ultimi

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Prima di iniziare è importante affermare che The Last of Us non è una cosa facile per il critico. Guardo le recensioni un po’ in giro (perlopiù da Metacritic e mai approfonditamente perché poi temo che mi influenzino troppo) e mi chiedo come hanno fatto a dargli 7.5 o a dargli 10 o, semplicemente, a dargli. È difficile da trattare perché innanzitutto ha questo problema di questa sua natura duplice: ovvero “Meravigliosità” e “Un po’ pasticcio” e poi perché è complesso e catalizza un movimento/momento lungo un intero ciclo e ritrae perfettamente com’è il videogame alla fine della famigerata settima generazione: ovvero bellissimo ma internamente tribolato.

Parliamo prima dei pasticci e poi delle cose belle, perché così è giusto. C’è chi ha detto che con The Last of Us Naughty Dog abbia osato, secondo me più che osare ha rischiato a metà e nemmeno con troppa convinzione. Si parla di gameplay, ovviamente, che è la pecca più grande di The Last of Us, pecca che morde e erode un po’ la Meravigliosità in maniera infida ma per qualche motivo alla fine si riesce anche a trascurare. Joel si controlla maluccio, spara come un demente, non riesce a girarsi in fretta, muore a nastro perché i ributtanti clickers lo oneshottano al volo, questo in me genera improperi devastanti anche creativi. Lo stealth, diciamocelo, è risibile. È chiaro che Naughty Dog ci abbia, semplicemente,  provato. Non penso però che si tratti di disonestà ma nemmeno ingenuità ha peccato di incompetenza e un po’ sbruffonaggine. Perché è stealthamento goffo e fastidioso e poi anche un po’ fine a sé stesso perché capita quasi sempre che, alla fine della sezione, poi la bomba la devi far scoppiare e quindi si va di sparamenti a tutto spiano. E questo è un altro problema di The Last of Us, si ammazza si spara si uccide troppo troppo troppo.

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Nella prima mezz’ora ho fatto secchi 25 uomini (e i primi 15 minuti è tutta intro senza gameplay) poi la faccenda peggiora esponenzialmente e l’headcount comincia a girare vorticosamente. Insomma, saremo anche gli ultimi, ma se tutti facessero come Joel l’umanità non  durerebbe che un mesetto. Capisco che è anche un po’ il messaggio, quello della crudeltà, anche poi quando è Ellie che diventa un’assassina ma da 2-3 a un centinaio si esagera. Sono le stimmate del gioco d’azione di questa generazione, che hanno anche Binfinite e Tomb Raider per carità,  una logorrea esplosiva di violenza che da una parte vorrebbe farci empatizzare con delle vite digitali (quelle dei protagonisti) dall’altro tratta le altre in maniera che definire superficiale sarebbe eufemistico. Questa è una delle due tribolazioni interne più grande secondo me. L’altra è legata invece alla faccenda della “Meravigliosità”, gli ultimi videogame di questa generazione (come Binfinite, che spesso salta fuori quando si parla di Tlofu, vai a sapere) hanno messo in scena mondi così belli e personaggi con cui interagire così splendidi che poi dedicarsi a roba triviale tipo sparare o fare le solite scemate, insomma, come si dice a Bologna ti scende un po’ la catena. Non ci sono modi migliori per esplorare/exploitare tanta meraviglia? O meglio, quanto si sfrutta di quei milioni di dollari di bellezza (perché quei sobborghi statunitensi meravigliosi sono prezzabili al metro quadro digitale) se poi si finisce semplicemente ad usarli come ripari? A me dispiace, così come mi dispiaceva a ridurre Columbia un “semplice” fondale per il solito showdown western a mezzogiorno in punto. Si può e si deve pretendere di più, forse ci ha visto giusto Thatgamecompany con Journey. E poi, diciamocelo, sono anche un po’ stanco di ammazzammazzare.

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Eppure The Last of Us ha così tante bellissime cose da dire, ma sembra solo un sussurro dietro agli spari e alle bombe. Naughty Dog avrebbe potuto guardare un po’ di più a Vanaman & Co. di Telltale e meno al suo carrozzone fumante di unchartitudini. Ma forse sono io che esagero, è come aspettarsi che Micheal Bay giri un film con due attori tipo The Road o una roba come Juno,che sono poi i due film che hanno influenzato di più The Last of Us. Ellie, che ha preso parte della sua anima da Ellen Page proprio in quel film (e questa cosa del ripping-off di personaggi veri mi fa un po’ paura e anche fastidio, se le star del futuro saranno digitali non ci sarà pace per nessuno, che poi alla Page è andata anche bene, però forse anche no) che pure è diviso secondo il ciclo delle stagioni perché lì poi deve nascere un bimbo mentre qui, eh, non si dice. Dicevamo, Ellie, mi è molto piaciuta con quel suo fare logorroico e saputello da adolescente è più difficile da venirci a patti, mentre con Clementine era quasi automatico in quanto più infantile e bisognosa. Ellie invece è tosta, è una boccaccia,  e la sua fragilità non si coglie subito ma quando si coglie ti conquista e poi tiri duro, avanti.

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Dietro a tutto, ma anche dietro alle tribolazioni umane del viaggio (e qui subentra The Road) gli pseudo-zombi clickers scompaiono e diventano un pretesto, si perde anche un po’ il senso del “Viaggio della speranza” di Joel e Ellie, che è oviamente metaforico come quello di Clementine e Lee di The Walking Dead. L’ultimo capitolo, quello della Primavera, è una strepitosa meraviglia che segue un’altra impennata forte e bellissima dell’Inverno e un buon e emozionante Autunno. C’è tanta bellezza dentro a The Last of Us, ma la maggiore frustrazione mia è che non porti veramente avanti il videogame nella direzione che vorrei, cioè quella che faccia di questo medium un qualcosa in grado di parlare veramente a tutti (anche se l’incipit strepitoso indirizzava un po’ in quella direzione poi scatta il “solito” gameplay), ma ci stiamo arrivando, pian piano.  Grazie a Ellie, grazie a Clementine, grazie a Elizabeth (tutte donne, meno male) il videogioco sta cambiando in meglio. Non è un punto di arrivo, e simboleggia bene questa generazione ancora indecisa fra la nicchia e il medium adulto, ma è un buon punto di partenza. Come fare, non lo so. Una buona idea sarebbe quella di interiorizzare i conflitti (implicitarli  non esplicitarli), dare più peso e importanza ad ogni singola azione: cento spari vs uno sparo, cento oggetti raccolti vs uno. Forse si stempera un po’ la natura di gioco? Boh. È la ricetta di The Walking Dead, e ha funzionato mi sembra. Comunque giocatelo perché deve esserlo (e se l’ho fatto io, rubando la PS3 di un amico, non avete scuse).

P.S: È anche il mio centesimo post su questo blog, allelujah.

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