Monthly Archives: June 2013

i miei preferiti degli anni ’90 (2 di 3, o di più)

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Visto che ho sbrigliato le meningi continuo con una roba a cui tengo molto e che – per molti versi – è anche in assoluto (penso) il videogioco meo che mi piace di più. Doom 2, non il primo, ma il secondo. I motivi quali sono, beh i motivi ci sono e sono parecchi. Doom 2 esce chiaramente a ridosso del primo, parrebbe essere un cash-in realizzato anche relativamente in fretta e furia e con ben poche novità rispetto al primo episodio. Id cominciava a incassare i soldi veri e Doom 2 doveva uscire inscatolato e sparato nei negozi di tutto il globo perché lo storico primo episodio era stato il più clamoroso botto dell’epoca dello shareware che era un non-modello di distribuzione (ah sì?). Quindi era un gioco che s’aveva da fare in tempo anche rapido e impiegando manovalanza di varia sorta, leggasi American McGee, un tizio strano forte quello lì.

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Basta prendere in mano Doom 2 e giocare i primi 2-3 livelli per provare quella sensazione strana che non si sa bene se ti stanno prendendo in giro oppure no. Semplici, lineari, rapidi, che si completano in pochi minuti. Uno zen, un haiku di razzi sfreccianti e urla di Revenant. C’è un po’ da restare basiti, guardando anche le mappe di alcuni livelli incredibili del primo episodio, penso a una Unholy Cathedral  (E3M5) in primis, l’aliensistica Cointanment Area (E2M1) che è tanta roba, o anche a Computer Station (E1M7) tutti artistici prodigi di barocchesca fattura che fanno assai le pernacchie alle mappine di Doom 2, dalle linee semplici, le meccaniche stolte e le stanze zeppe da morire dei soliti mostri. La pernacchia sòna tanto forte che anch’io mentre scrivo mi viene quasi da pentirmi e cambiare idea e dire che è tutto uno scherzo in realtà Doom 2 a me mi sembra una risciacquatura della pentola satanica e che il vero, unico Re, resta Doom e nessun altro. Una parte di me poi probabilmente lo penserà veramente e ne sarà fermamente convinta, anche poi quando la stesura di questa bloggata sarà ultimata.

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Eppure Doom 2 ha quel pregio meraviglioso, che il primo non ha, che sta nella consapevolezza assoluta e la padronanza della grammatica (video)ludica di chi ci ha lavorato. Anche il livello obiettivamente più scarso, Refueling Base (10, fatto da un licenziando e scazzato Tom Hall) ha quel qualcosa che nemmeno i livelli più fichi di cui sopra possono sognarsi. La competenza, la sagacia, la voglia di giocare con le regole, il brio folle del mettere un Cyberdemoni e Spider-Mastermind nei posti più incredibili. È quella stessa follia rapsodica che genera livelli meta-referenziali come Trick and Traps e Barrels-O-fun. Ma non è solo follia, è anche completa padronanza dei colori, non intesi semplicemente come tonalità cromatiche ma piuttosto come complesse variazioni nel mosaico della composizione del livello. Quelli stessi colori che fanno di The Living End (29), la scalata assurda verso il boss finale, un riassunto-bignami-bonsai dell’epica nel videogioco e negli FPS (quando ancora non si chiamavano così, ma Doom-clones, sic).

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È Doom 2 che influenza il game design dei giochi a  venire, più che il primo episodio. Perché è più diretto, meno arzigogolato, prolisso, chiaramente più chiaro nella sua chiarezza chiara. È anche il primo che tenta di creare delle città convincenti, nella parte, malgrado le folli limitazioni dell’engine che non permettevano edifici con piani sovrapposti. E la cosa più grandiosamente affascinante è che, tutti i punti di forza di Doom 2, arrivano diretti dalla mod-scene ad esso collegata, per osmotica contaminazione. Gli stracci di follia e di sperimentazione da “centomila mostri in una stanza”, i nano-livelli che richiamano quelli degli assemblatori di WAD alle prime armi (ma con le idee chiare in testa)e che fanno del limite necessario la propria virtù. Per questo Doom 2, secondo me spacca. Ecco.

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Vita Personale

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È da un po’ che non scrivo, ma è soprattutto perché le mie interiora cerebrali si sono un po’ aggroppate su sé stesse e facevano fatica a espletare (e poi ho lavorato molto, dai). È anche vero che non ho molto da dire di questi tempi perché o 1) non c’è effettivamente molto da dire 2) o stanno già parlando tutti in coro e fanno un bel casino di argomenti più disparati (anche se perlopiù ci si lamenta della retrocompatibilità, in genere) e quindi anche se un non parla, amen. Comunque fra le varie novità ho comprato una PS Vita, grazie a quell’offertaccia di GameStop dandogli dentro pure tre mezze ciofeche. Non so nemmeno perché l’ho fatto, in realtà per vedere l’effetto che fa (e anche perché, si suppone che con PS4 anche Vita comincerà a tirare sodo). Con mia sorpresa mi sono trovato fra le mani una delle console migliori in assoluto, secondo me più bella del 3DS e del Wii U (che sono molto belle) e di diverse altre che reputo belle, e intendo bella in maniera olistica (parola orrenda) non semplicemente per quanto riguarda la potenza di calcolo che poi fa anche un po’ la differenza con Vita che è un piccolo trattore. Architettonicamente bella, di interfaccia bella, il PSN assai sorprendente e funzionale e bello pure lui. Già con Vita in mano si capisce che Sony morde il culo a Xbox ben prima delle dichiarazioni suicide di Microsoft legate a quel terrore di One. La Vita permette un bel multitasking, assomiglia assai a un iPhone ma è una macchina concepita per giocare (e bene), moderna completa di tutti i confort, bella (forse l’ho già detto).

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I giochi chissà latitano ancora un po’ (ma davvero?) eppure il catalogo online è zeppo di titoli (circa), e di roba fica da mettere sotto i denti ce n’è a me sembra, anche più di 3DS. Fra questi pasti importanti non si può non citare Persona 4 golden che è una bomba nucleare che ti schiavizza, ti svuota e ti dà montagne di gioia fittizia. Ero fan del terzo episodio (che non ho mai terminato a causa di un blackout in zona Farini a Milano che mi è costato un dungeon troppo sudato e sofferto), il 4 dovevo troppo recuperarlo. E questa versione per Vita è sagacissima, con un’implementazione dell’online un po’ spionistica che ricorda WiiU (e che aiuta, dirige, stimola assai). Persona poi mi ha anche fatto capire la bellezza di Vita, è zeppo di viltà che necessitano guide per massimizzare il gioco, e non c’è niente di meglio di navigare comodamente tramite browser le varie wiki per capire come cazzo si prepara uno stufato di mucca o del pollo al curry o i petosissimi test nozionistici pseudo-impossibili. Infatti mi ha costretto a ritornare a prendere appunti (digitali), e questo mi fa sempre molto riflettere. Avevo in programma uno spostamento fuori porta in zone probabilmente internet-sguarnite e quindi ho trovato opportuno prepararmi un bigino in .png per l’esame finale. Ovviamente tutto storato alla bisogna su Vita.

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Il gioco poi in sé è un tripudio del nipponismo-adolescenziale più di molti manga e anime blasonati, è veramente un’Opera che merita di essere conservata e che tutti dovrebbero giocare paragonabile senza troppe patemi a roba tipo di Hosoda e Adachi. È una catarsi totale per un trentenne come me, che ti riporta al liceo, alla cumpa alle scuffie e all’entusiasmo ormonale per l’universo. Alla fine la Vita l’ho presa per giocare a questi titoli qui, gli altri che ho preso sono nipponate tipo Gravity Rush (d’obbligo ma in omaggio con Plus, acci che pirla) e Virtue’s Last Reward. Mi dispiace per Last of Us, davvero. Se tutto va bene me lo sparo in streaming fra qualche mese con Gaikai, chi lo sa. Intanto giocatevelo voi, che mi fate felice.

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