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In questi giorni non ho granché da fare ma mi ci impegno così tanto che alla fine non mi resta molto tempo libero, vuoi per giocare vuoi per scriverne. Però quando gioco ci penso e allora ho cose disordinate per la testa che sarebbe meglio buttare giù. Ho scelto quattro titoli significativi di questo “quasi” mese videoludico per me, bei giochi ovviamente. Sarà una roba un po’ da sproloquio ma è giusto buttare fuori le internazioni così, alla fine poi lo faccio sempre. Siete avvertiti.

uno.

Tekken Tag Tournament 2, ci ho giocato alla GamesWeek pestando un attonito Andrea Peduzzi e un povero Matteo DePetri con gli occhi da cerbiatto. Mi ha fatto secco e l’ho comprato in loco. Non saprei dire per quale motivo mi ha fatto secco, sarà l’effetto nostalgia o la bellezza dei modelli nuovi di gente vecchia. Io sono un fan di Tekken ma solo in parte, ho adorato Tekken 2 e Tekken Tag Tournament, il resto più o meno mi restava indifferente perché mi sembrava che cambiasse troppo tutto ogni edizione e facevo fatica a riaddattarmici. Non come Street Fighter che, bene o male, te la cavi più o meno sempre. Lì c’era quasi sempre da imparare tutto di nuovo, soprattutto se i tuoi personaggi preferiti erano Kazuya, Jun, Kunimitsu che latitavano. In realtà di Tekken ho sempre apprezzato l’intento narrativo familiar-generazionale, anche un po’ jojesco, che anche SF ha provato con il III poi mollandolo anche vigliaccamente. TTT2 mi ha colpito anche per la sua spudorata potenza barocca delle ambientazioni e delle stilizzazioni umane assolutamente machiettistiche e stereotipate ipergiapponesi.

Se Dario Compagno, amico fraterno parigino, nel suo Dezmond si chiede se i canadesi ubisoftiani vedano effettivamente noi italiani come macchiette stile Soprano oppure che? , qui (in TTT2) stiamo certi che i cari nipponi vedano il mondo proprio così. Esemplare lo stage americano costruito su Snoop Dogg, che è una versione esplosiva dello stage di Las Vegas di Balrog. I fondali, da KOF in poi, hanno puntato all’esagerazione barocca pastichistica deflagrante, qui invece è proprio un altro pianeta, stupisce la vitalità e la forza visiva,  ma anche compositiva / d’intenti. Mentre giocavo pensavo che se, ucronicamente il Giappone avesse vinto la guerra forse il mondo sarebbe proprio così oggi.

due.

Demon Souls, l’ho giocato invece per motivi miei che non posso anticipare presso il preziosissimo Archivio Videoludico (grazie Lollini M e Dresseno A), perché ho una 360 e malgrado l’impegno non sono multipiatta. La mia prospettiva è di quello che parte da Dark Souls che per me è una summa e sicuramente nella top 35 dei migliori videogame di sempre (e nella top 25 dei miei preferiti) e guarda in dietro, quindi forse appare un po’ sfalsata. Come guardare Super Mario Bros. 3 dopo aver giocato a Super Mario World. Diciamo che si vedono tutti gli ingredienti di Dark Souls, sparsi (un po’ diluiti sembra) e ancora non assemblati perfettamente.

Dark Souls migliora con la pratica e la matematica certosina architettonica dei livelli e del posizionamento degli avversari. È meno vasto e per questo fa molta più paura, un po’ claustrofobica da cripta. L’ho rispolverato ancora una volta per l’occasione e lo shock affettivo che causa è tutt’ora impareggiato nel panorama contemporaneo. Si vede che i ragazzi di From Software non hanno ancora imparato ad utilizzare a regola d’arte la “loro” grammatica (perché ad oggi loro è), ma ci stanno arrivando. Come la differenza che c’è fra Doom e Doom 2, il secondo sembra più scarno breve e stupidotto (rispetto alle mappe arzigogolatissime del primo) ma in realtà è assolutamente più pregno, puntuale e sagace. Comunque sempre una storia bellissima, mi è venuta voglia di prendere una PS3 solo per questo.

tre.


Lili, ci ho giocato su iPad mentre pseudo-vacanzeggiavo sui monti miei. L’avevo preso sull’onda emotiva (molte recensioni entusiaste) e anche attirato dall’idea di fondo ma l’ho lasciato parcheggiato un po’. Ci ha messo un attimino a prendermi, ma poi non c’è più stata storia. Mi ha sedotto in maniera completa (facendomi anche spendere qualche eurino nell’in-shop per comprare frivolezze) perché piano piano si rivela per quello che è: un gioco vero, designato molto molto bene, semplice ma assolutamente efficace. Trasuda chiaramente influenze di pregio assoluto (e quasi tutte giapponesi, bene!) tipo Zelda, Miyazaki, roba di Inafune pure un po’ di Harry Potter e Disney. È un bell’esempio di videogame per iPad che ha veramente un senso e che su una console ci starebbe eccome ed è un chiaro segnale che si andrà in quella direzione, amici miei.

quattro.

Hotline Miami, avevo moltissimo da scriverci nelle scorse settimane ma poi ci hanno già pensato più o meno tutti e per riflesso ormai sono un po’ esausto anche io di mio. Resta una mezza pietra miliare anche perché è il primo lavoro a modino di Cactus che è un genio pazzesco e probabilmente verrà ricordato anche se è un genio da cameretta. Fa un discorso suo che ci sta assai, coerentissimo col suo percorso fino a qua, coinvolgentissimo e mi è piaciuto tremendamente perché anche segno di maturità. Delirare in camerina è una cosa, delirare (coerentemente, ossimoro ma tant’è) in mondovisione con successo stratosferico è prova di genialità conclamata.

Colonna sonora da urlo, molti lo dicono ed è verità perché è un buon 75% del gioco  (esagero forse), ma ce l’hanno anche tutti i titoli citati qui sopra. Tekken Tag 2 in primis è una meraviglia uditiva che spalanca i cancelli seppur resta cacio pregiatissimo sulla torta, Demon Souls invece è più sobrio ed organico (niente invasività) silenzio (perfetto) perlopiù e orchestrazioni cariche a tratti, Lily invece ha una musica d’atmosfera super azzeccata (scuola Blizzard?). Il suono ha importanza, è importante annotarlo, fatto!

sic.


Altri avanzi ludici, citerei Doom 2 che ho rispolverato per una mezz’ora di gaudio. Un po’ di voglia di giocare a Rage che non ho terminato e mi ha lasciato dei semini di valore puramete di gameplay, Red Dead Redemption che ogni tanto eccheggia ma non c’è mica tempo c’è roba più prossima. Un vero e proprio corpo a corpo critico con un Walking Dead veramente imperativo che mi ha lasciato secco più di una volta. Come dessert un assoluto disinteresse per AC2, Halo 4 e Black Ops 2. Ups. Alla prossima!

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