Monthly Archives: October 2012

Skinny Pete e Badger sotto coca parlano di zombi nei videogame [Breaking Bad inside]

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mi fate schifo

Gli alieni di X-Com sono dei nemici spregevoli che mi hanno generato molto schifo e altrettanto odio. Una cosa strana perché non pensavo francamente di poterne provare così tanto nei confronti di nemici videoludici. Al giorno d’oggi vanno per la maggiore gli zombi che, a dirla tutta, fanno più pietà che paura. Quando li ammazzi generano più che altro una sorta di senso di liberazione nel giocatore quasi quasi ti sembra di avergli fatto un favore e quindi dici “Aah” più che “Muori bastardo!” forse anche perché sono già morti. Gli alieni di X-Com che tra l’altro bramano la vita dei soldati ai quali siamo assolutamente più che affezionati -ed è un po’ un effetto da action-figure da “tuoi” soldatini perché protagonisti delle “tue” storie – ecco quegli schifosi sbavanti ti vengono veramente in odio. Anche perché o si nascondono e sono vigliaccamente e orribilmente fugaci (e ti assalgono dall’oscurità) oppure invece ti corrono in contro appiccicosi tipo Alien a quattro zampe. Così quando un colpo di un tuo cecchino centra in pieno il loro testone morbido con tanto di danno critico o un doppio colpo di scatter laser a distanza ravvicinata li sbudella, soprattutto loro stronzi chitinosi, veramente esulti ad alta voce come se avessi segnato un goal in un simulatore sportivo.

È una cosa che non mi capita molto spesso. In questo senso è proprio dare merito ai ragazzi di Firaxis che hanno assemblato questi maledetti scegliendo bene gli ingredienti di stranezza, inquietudine e diversità e mettendoli nel calderone del puro male partorendo degli antagonisti forse pure un po’ generici ma fra i più azzeccati degli ultimi anni. Se ne trovano di tutti i colori (appunto), dai grigi testoni  che facevano impazzire Mulder e Scully con una baluginante spruzzata di E.T (che magari, pur sembrando meno offensivi, non generano meno soddisfazione nell’assassinio, anzi quasi di più perché c’è una sorta di vertigine da overkill e li vuoi proprio spappolare come pomodori maturi), dagli uomini sottili e inquietanti, a dei galleggianti “quasi Strogg” passando anche per degli pseudo alien-tiranidi fino a dei cosi che non starebbero male nemmeno in Halo. X-Com convince perché è solido e divertente malgrado appartenga ad un genere un po’ disusato e impopolare e viene anche un po’ resuscitato dall’Unreal Engine che ce lo rende più digeribile, e dall’ottima conversione su console che è pure più godibile della controparte PC perché più maneggevole. È assolutamente consigliato anche se a chi tiene al progresso del viggì  fa un po’ così perché guarda in dietro (più che in avanti) come se avesse il torcicollo. In ogni caso, lo specismo, non è mai stato così divertente.

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rotondità tris (moderate)

Oggi alla biblioteca Renzo Renzi di Bologna (quella della meravigliosa Cineteca e dell’Archivio Videoludico) modererò un incontro assai interessante che prevede la presentazione di due libri di cui già avrete sentito parlare. Si tratta di Dezmond dell’amico Dario Compagno e di Assassin Creed Art (R)evolution, libro della mostra di cui già saprete e che già avete visto, dei mitici ragazzi di Neoludica (il geniale tris Ferrari/Traini/Hoffman). Il tutto in una serata dedicata a Altair e pronipoti con ammenicoli. Nel pubblico anche grandi celebrità tra i quali citerei i miti dell’archivio videoludico Dresseno & Lollini e in abito da libera uscita Andrea Peduzzi e Luca Roncella, probabilmente anche Mauro Salvador. Chiedete loro autografi mi raccomando.

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rotondità bis

Questo sabato 20 novembre ottobre (lapsus dovuto all’orrendo maltempo del capoluogo Lombardo in questi giorni) sarò nuovamente a Milano per una seconda rissa reale fra critici indipendenti titolata “Alternative possibili: fare critica videoludica indipendente in Italia” con cognomi molto altisonanti: vi dicono niente Maderna, De Benedetti, Bortolotti, Salvador?Io partecipo rappresentando il mio umilissimo Vertigo e le robine che ho scritto in giro, perlopiù però penso che mi ci hanno invitato perché sono molto amico di Andrea Peduzzi che la dirige e l’ha organizzato, non per grande merito autoctono.

Comunque farò il possibile per non fare figuracce. Il tutto si svolgerà al Museo del Fumetto WOW di Milano dalle 160:00 per un’oretta e mezza, io con i treni sono messo malissimo tanto per farvi fare i fatti miei. Per saperne di più e leggere la bella presentazioncina che ha scritto Andrea cliccate qui.

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Sherry, Jake e tutto il resto

Giocare a Resident Evil 6 è una prova di coraggio, è un gioco che causa dolore, sofferenza, patimento, angoscia. È un vero survival perché richiede la sopravvivenza del giocatore più che dell’avatar. È fatto male e regala improperi a raffica ma qui ormai il mondo della stampa già ha eruttato la faccenda. Qualcuno ha ridimensionato con anche bei giudizi ma queste persone dovrebbero un po’ forse anche vergognarsi. Per salvarlo è inutile appellarsi al “gli insoddisfatti saranno quelli che si aspettavano un RE vecchia maniera” e , comunque a ragione, perché molti detrattori l’hanno fatto dicendo “Non è più quel RE vecchia maniera e quindi è una delusione” ma il problema non è lì, per niente. È un gioco mal fatto, è innegabile non c’è gusto che tenga. CAPCOM, si possono scegliere strade e cambiare differenti ma bisogna imbracciarle con convinzione e con capacità, altrimenti si fanno figure del menga.

Di RE6 posso parlare forse non con infinita cognizione di causa (non l’ho terminato, ma sono ad un buon 3/4) ma comunque un po’ sì, e (ri)affermo che è fatto proprio male a volte mi ricorda, per i suoi limiti, malintersecazioni, brutture e piaghe: Deadly Premonition, Enter the Matrix (yuk) e la sezione di guida con la moto di Shenmue. Insomma, un carosello non proprio edificante. La parte migliore resta senza dubbio quella di Leon e l’altra (che mi sono dimenticato come si chiama ma fa anche niente) almeno fino alla Cina, dove tutto casca nel mare della tristezza.

La campagna di Sherry e Jake, le “facce nuove”, inizialmente pare fresca ma poi si incastona orribilmente in una serie di cose che avrebbero fatto vergogna su di una PS2. Eppure loro ci sono, ci provano. Più di Leon e l’altra che fanno un po’ ridere. Mi dispiace ma quello non è il Leon di Re4, quello che picchiava sodo Krauser all’arma bianca, questo con il labbrone da bello da serie coreana, anche un po’ Sawyer lostiano per carità, non è lui ma un altro. Chris invece resta lì stentoreo, l’altro Ryu di Capcom e come tale insipido ma comunque iconico e dotato di una certa epicità, accompagnato da un valletto che anche se non c’era, uguale.

Chi ci prova di più, come già detto, sono Sherry e Jake che mi hanno convinto ben oltre la loro miseranda sezione di gioco. Figli con fardelli, inseguiti da un metaforico mostro invincibile (un Urdanak un po’ Edward di Burton un po’ Sloth dei Goonies) che incarna chiaramente lo spettro paterno. Entrambi azzeccatissimi negli sguardi ferite e sudore, urla pur affondando nella mestizia di bloopers, citazioni fastidiose e sezioni di gioco ridicole (guida, shooter spaziale, uno stealth da brivido) cavalcando un plot discutibile, hanno quegli occhi che convincono. Soprattutto Sherry che conserva nel suo nocciolo, per chi come me ha amato Resident Evil 2, quella vulnerabilità (anche solo richiamata) che in realtà non c’è più perché la ragazzina picchia come un fabbro ferraio, come Cammy diremmo anche se lei ha gli occhi di ghiaccio che assassinano (e infatti poi lei è).

A loro credo, loro mi sembrano sinceri, l’impianto baracconesco di Capcom invece fa acqua da ogni parte. Nel suo voler trovare il successo, guardando chiaramente in troppe direzioni per suggerimenti, finisce per sfaldarsi. Come lo studente delle medie che ha studiato poco e cerca aiuti dai vicini e poi il prof. lo piglia per l’orecchio e gli ritira il compito, un bel zero e fuori dai piedi. Ecco, uguale, Capcom è così. Ha perso il treno, ha smesso di studiare copia da Bliezinsky, da Naughty Dog ma non è loro e in realtà non li capisce nemmeno e quindi fa un pasticcio. Decide di puntare tutto sui fuochi artificiali ed escono scoregge, anche perché l’impianto tecnico sopporta bene il microscopico e nel macroscopico invece si annulla facendo abbastanza pietà.

Eppure Resident Evil: Revelations gli era uscito benissimo, Resident Evil 5 era assolutamente godibile e mi aveva fatto piacere pure Chris. La chiave è l’atomo, il semplice, il piccolo, il curato certosinamente. Non l’esagerato l’abnorme. Avessero avuto le palle scommettere su Jake e Sherry e osare un po’ di più. I due figlioli prodighi e basta, il mondo in fiamme e ci pensa la nuova generazione. Perché no, largo ai giovani. A casa anche Leon a curarsi i capelli e il labbro, Chris a farsi una pausa (se n’è poi anche fatti 3 di fila, e dai) magari sarebbe stata tutta un’altra cosa. In pausa, comunque, pure le amazzoni Jill e Claire (che non si vede da un bel po’, ma perché poi?) e devo dire che a me dispiace ma anche Sherry mi piace molto, incarna forse anche meglio di loro il sentimento femmineo di indifesa tostezza che sta alla base della serie. È un po’ meno gnocca e un po’ più Bambi ma va bene anche così. Continuo a giocare, poi magari salta fuori che mi sono sbagliato su tutto.

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radiofonismi bis

Pablo Creti, della Rete 3 della Radio Svizzera Italiana , recensisce Bioshock – Nel nome del padre con molta verve tipica della gioventù sua e della redazione in cui lavora. Lusinghierissimo e gentilissimo lo ringrazio sin d’ora e per ancora un po’ di tempo. Ascoltate la recensione qui.

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familymail: speech Coraggioso Nuovo Mondo (Versione Super Light) @Around Assassin’S Creed (Milano)

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by | October 7, 2012 · 1:26 pm