Monthly Archives: April 2012

London 1997

Era il 1997 e io avevo 14 anni. I miei mi portarono con loro in una vacanza di famiglia a Londra. Era uno dei primi (e non tantissimi tutt’ora purtroppo) viaggi “fuori”. La realtà è che per un ragazzino appassionato di videogame in quegli anni, soprattutto in Svizzera lontano anche da poli d’influenza cittadini (che potevano essere anche i relativamente vicini e italici Como e Varese, comunque quasi irraggiungibili da chi al massimo avrebbe potuto guidare una bicicletta) mancava veramente tutto. Pur avendo una visone d’insieme abbastanza chiara (grazie perlopiù a Game Power, CVG e altre riviste) non avevo fra le mani la materia prima e tutto rimaneva astratto (seppur bellissimo). Londra era una roba incredibile allora, proprio un kaboom! per me; c’erano videogiochi ovunque, roba mai vista e solo “letta” e assolutamente riverita sulle riviste dell’epoca.

Mi ricordo il gasamento mio nel vedere un Saturday Night Slammaster per Megadrive (oltre ad essere un Capcom-fanboy ero un SEGA-boy, che suona anche un po’ male ma tant’è) e la gioia spaesata delle sale giochi immense a Picadilly Circus. Purtroppo l’attrazione a tema Alien era chiusa in quel periodo e non me la sono sparata. In compenso ricordo ancora con immenso piacere un paio di partite a Ultimate Mortal Kombat III, il cui episodio “liscio” dominavo apertamente su Megadrive, e anche il depliant-guida di Darkstalkers (effetto wow a centomila) che avevo preso e conservato gelosamente ad un Virgin Megastore che mi sembrava addirittura fantascientifico. Chissà se al giorno d’oggi farebbe lo stesso effetto, non ne sono convinto. Ma più di tutto i miei ricordi sono legati ad una sortita in un negozio di videogiochi usati che chi lo sa se c’è ancora.

Lì comprai il bel Gunstar Heroes (ero un fanboy di Treasure quasi quanto di Capcom e ricordo che finii un Light Crusader con una cartuccia buggata non mi ricordo nemmeno come) e Ballz che, invero, era brutto. Però io sono un fan dei picchiaduro, che ci posso fare? Ballz lo scambiai con un compagno di medie con Theme Park, guadagnandoci. Che bello che era anche quello. Mio padre che attualmente sta traslocando ne aveva conservato il sacchetto sul quale campeggiava un buffo fumetto ben più che geeky e, liberatosene, me ne ha inviato una scansione. Lo condivido, ma in realtà lo invetrino qui, un po’ come un feticcio e sorrido.

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Game Banged

Con Andrea il 29 di questo mese di aprile, approssimativamente fra le 16:20 e le 16:40, saremo in Triennale a Milano per il Game Bang un bell’evento legato al mondo del videogame. Andremo a parlare del Carcano GamesLab, com’è nato, che significato ha la sua esistenza nel multiverso e altre amenità. Faremo vedere anche qualche gioco dei ragazzi (se tutto va bene). Non ci sarà purtroppo Luca Deriu che è altrove affaccendato ma lo penseremo molto. Ci sentiamo (anche se posso parlare solo per me, almeno qui) molto onorati per la considerazione perché gli altri nomi in programma sono veramente altisonanti. Arigato a Emilio Cozzi! (molto sentito perché l’ho fatto impazzire con la mia semi-irreperibilità pasquale). Di sicuro non resisteremo e faremo un reportage video di qualche tipo, ovviamente verrà linkato quanto prima.

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deliziosità


Super Mario 3D Land  è delizioso, è un aggettivo che ho sentito usare da Andrea Peduzzi, e ci sta proprio bene. Penso debba essere giocato da tutti. Mi ricorda Arietty dello studio Ghibli che non è proprio di Miyazaki ma c’entra un po’, non è meraviglioso come un Totoro o uno Spirited Away ma è proprio… delizioso. Rilegge tutta una serie di canoni in una maniera splendida e integra il 3D in maniera veramente intelligente e non solo estetica. È il climax di un mio percorso di riavvicinamento al 3Ds che mi fa veramente apprezzare e godere il portatile Nintendo (ed era ora). Ho quasi sotterrato del tutto l’astio per il price drop (quasi). Giocatelo, ne vale la pena.

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Stralci: Mass Effect 3

Parti scartate e/o mai scritte di mie recensioni cartacee.
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“La galassia è tutta negli occhi di Liara, dal primo all’ultimo istante. È lei il vero collante della serie, non Garrus, non Wrex, non il resto (e non Ashley disumanizzata e bambolagonfiatizzata). È lei anche che inizia il progetto di tesaurizzazione di Shepard e ha senso. Lei vivrà centinaia d’anni, lei tramanderà Shepard. Quando lei entra nella stanza del Capitano con il suo intento è chiaro dove il gioco vuole andare a parare. Anche guardando i suoi occhi, sfuggenti, insicuri, rotti è chiaro il presagio. Ed è giusto così, il terzo episodio è una summa concentrata che porta diretti al finale. Il tanto criticato finale.”

“Ma com’è che tutti mi sbattono in faccia i loro problemi paterni-materni? Da Liara, passando per Ashley ma anche Garrus, e Miranda il cui padre è chiaramente incarnazione di un Tiranno da tragedia classica violentissima. Sembra di essere un branco di adolescenti spaventati non una ciurma che deve salvare la galassia. Anche Shepard è chiaramente diviso fra due figure paterne e sovrastrutture varie: l’Uomo Illusorio (e Cerberus, che effetivamente l’ha fatto rinascere dopo la morte) e l’Ammiraglio (e l’esercito) due nature inconciliabili e conflittuali che vanno chiaramente verso il parricidio (uno o duplice). Bioshock insegna? Comunque sia la fanciullizzazione dell’eroe è strana nel videogioco d’azione.”

“I Razziatori in realtà sono sempre stati Mietitori (Reapers), questo semanticamente ha un connotato completamente diverso anche in vece della trama. Loro sono incaricati (da chi poi) di fare la mietitura, non la razzia. È un gravissimo errore di localizzazione, non è micro, ma macro.”

“ma chissenfrega del multiplayer, dai”

“Giocando a Mass Effect 3 (già come il 2) e tutte le side mission si percepisce chiaramente la mostruosità del videogioco moderno come iperaggregato esagerato, eterogeneo è troppo grande per essere coeso per stile e intenzioni. Basterebbe meno, non sarebbe un peccato”

Mass Effect 2 è meglio sotto tutti i punti di vista, lo penso continuamente, ma anche il suo ruolo era completamente diverso doveva essere chiaramente il punto focale e forte della trilogia. Il terzo episodio ha una dignità sua, completamente di un altro tipo”

“Non posso non parlare della cattiveria di una sezione di gioco che mi ha fatto imbestialire non poco. Quando si inizia l’assalto per la “riconquista” della Terra c’è un momento in cui si combatte a lungo con sullo sfondo un Reaper particolarmente grande che ogni tot spara un raggio laser accecante che sbianca e fa vibrare lo schermo. Capisco le intenzioni, ma la battaglia dura a lungo (anche quindici minuti pure belli tosterelli) e rischia veramente di far venire una seria nausea e emicrania. Ma i playtester sono di pietra in Canada?”

“Ora parliamo del finale, la questione più spinosa. Sia ben chiaro BioWare in questo Mass Effect 3 ha fatto molti errori, parlo dei bachi , delle incongruenze e semplicemente di alcune scelte di design. Per questo motivo ritengo il terzo episodio nettamente più debole e meno bello del secondo. Per quanto riguarda la scrittura invece, non è giusto obiettare alcunché ma piuttosto prendere quello che ci è stato dato così come è e valutarlo. Il finale di Mass Effect 3 non è particolarmente fantasioso ma è quello giusto, è il punto finale di un viaggio che doveva per forza di cose arrivare lì e non altrove e non contano i dettagli, conta la sostanza, non conta come ma cosa. È la chiusura perfetta di un percorso imperniato sulla scelta scomoda, sul sacrificio e sulla rinuncia forzata, sulla perdita. Una tematica, questa, delicata e già introdotta nel secondo episodio.

Il finale di Mass Effect 3 è Mass Effect 3 e nient’altro. Lo shock dei videogiocatori deriva dal fatto che in realtà non sono pronti a relazionarsi con un prodotto del genere, anche perché l’RPG da sempre è costruttivo e non distruttivo, assembla mondi e certezze attorno al giocatore, non li distrugge. Quella di BioWare è una scelta coraggiosa e come tale doveva essere difesa a spada tratta fino all’ultimo sangue. La resa e il fixaggio del finale è inconcepibile, distrugge il videogame come medium narrativo. Puoi fixare dei bug tecnici (e Mass Effect 3 ne ha diversi) ma non si può aggiustare un finale perché non piace. Non si può perdere l’autore così perché altrimenti si crea un precedente. BioWare, come ho già scritto qui, inventa il videogioco affettivo, che ti riconosce e ti dice che ti vuole bene, ma quando comincia a fare il bizzoso e a distruggere tutto il gamer non ci sta. Il gamer non accetta di non poter salvare l’universo, è conservativo e spaventato. Vuole il finale felice. Invece il finale di Mass Effect 3 è l’apoteosi del Game Over proprio come tale. Ricorda per certi versi quella di Monkey Island 2, meravigliosa e anche in realtà molto dissimile.

Però il gamer non ci sta e si dimostra per quello che è, debole e spaventato chiuso nel suo mondo di Limited Edition, facile all’ira; è una follia che in verità mi ha messo un po’ in crisi e mi ha fatto schifare i videogiochi per quasi un mese. Eppure la struttura drammaticissima di Mass Effect 3 funziona splendidamente e la sequenza finale di addii prima dell’ultima missione, topos di BioWare, risuona con potenza tutta sua è un canto sublime che deve essere conservato e ha senso solo all’interno del concetto-concerto globale che comprende tutti e tre gli episodi. Anche il finale è maestoso, e non parlo esclusivamente della scelta finale. La verità è che noi non siamo Shepard, Shepard è un personaggio, è un altro, e ha un nomen omen, come il Jack lostiano (che va di moda molto nei videogame) è un traghettatore, un pastore, conduttore ed è finalizzato ad una missione e non ad altro. In questo senso noi siamo più simili a Liara, collezioniamo e tesaurizziamo le imprese di Shepard. Noi siamo Liara. Questa è un’intuizione, pensateci. ”

“La galassia è tutta negli occhi di Liara, e quando dice “Ti amo” quasi quasi le credi e non ti sembra nemmeno tanto strano.”

 

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