Monthly Archives: February 2012

crossposting altrui

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Il buon Mario Morandi ha deciso di segnalare sul bel portale Neogamer.org questo mio umile Vertigo (che lui ricorda bene ex-Ziggurat). Grazie mille, gentilissimo. Fa sempre un po’ strano sentir parlare di sé da altri, ma va bene così (soprattutto finché non sono dei porcodinci). Alla prossima!

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cougarization effect, demo et altro

Da qualche giorno è fuori la demo di Mass Effect 3 e non ho potuto esimermi dal provarla. I puristi avranno senz’altro evitato di farsi spoilerare il più dei dettagli (e avranno accolto questa demo come si accoglie un untore) mentre io sono arrivato completamente unaware non per scelta ma per ingenuità (che comunque non è male). So che sulla terra arrivavano i ragni giganti di metallo però mi sfugge un po’ l’inizio, che ci fa Shepard sulla terra? Che fine ha fatto Cerberus, non era il mio datore di lavoro? Mi hanno messo in cassa? E tutta la truppa? Misteri che verranno spiegati nella retail, o forse no. In sé il gioco mi è sembrato un pochino peggio del 2, un po’ legnosetto e meno fluido, anche se è praticamente identico in quasi tutto. Del cast si vede qualcosina, solite facce (le due girls del primo episodio, Wrex, Garrus e Mordin che ormai era ovvio che te lo tiravi dietro fino alla fine del tempo) fa molto ridere l’interplay da serie tv dei “ragazzi” con un Garrus (che nello scorso episodio era un po’ il mietitore della banda, col suo fucile da cecchino) fare le gag di gruppo anche un po’ slapstick. “Ah ah un Krogan entra in un caffé”. La linea comica, santodio. Non so se questa cosa mi piace, vedremo. Però il punto clou dell’intera faccenda è Ashley che è stata cougarizzata in maniera direi anche discutibile fra labia canottate ciglio pesante et cetera. Peccato perché il personaggio non è che fosse proprio quello nel primo Mass Effect, che me lo ricordo un po’ come una texana intergalattica e per questo anche schietta, acqua di bevitoia e sapone di marsiglia corazza bianca candida. Sarà che il tempo passa per tutti e ha covato male il lasciamento con Shepard (che alla fine è pure più giovane di lei) ma dai. E poi è lei che ti molla, Gesù, diciamolo. Sono curioso di vedere se il gioco ricorderà il mio “lutto di coppia virtuale” o che. In realtà è proprio questa la caratteristica che sta un po’ a cuore a tutti, l’universo di Mass Effect si ricorderà di noi? C’è un po’ un desiderio di affetto virtuale nei nostri confronti. C’è bisogno d’affetto. Per quanto mi riguarda il vero dubbio è più che altro se io mi ricorderò dell’universo, mica viceversa. Già nel secondo episodio saltava fuori gente di side-quest oscure che, sinceramente, non è che me le ricordassi proprio tantissimo. Temo che prenderò questo gioco già con lo spirito sbagliato. In ogni caso l’ho prenotata la mia copia (assieme a quella di Street Fighter x Tekken che aspetto quasi quasi di più). Sarà un caro giorno, o un giorno caro.

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che meraviglia che è

Quando gioco a King of Fighters XIII, che non capita spesso di questi tempi impegnaticci, non posso non pensare che è una meraviglia. Adoro, straamo, Street Fighter IV (e versioni successive) ma questo KoF è un attentato al mio cuore a cui non posso restare indifferente. È un gran prodotto, un buon re-pack di una serie che era, diciamolo pure, andata in vacca. Ottimo lavoro di re-design del cast, con alcune trovate pazzesche che sono giuggiole per me che amo le cazzate nipponiche (su tutti basta la yari-loliconizzazione di Yuri e Athena, le trovate filologiche e i colori alternativi, Vice diosanto… è questo l’eye candy che vogliamo dall’azienda che nel ’99 sfornava char design che Capcom avrebbe tanto voluto) gran belle mazzate (quasi anche troppo tecniche seppur non sia una pippa di botte digitali). Non ci sono altri giochi che mi lasciano assolutamente indeciso al momento della selezione del personaggio – e qui bisogna addirittura pigliarsene tre – ma questo è uno dei tali. Mentre ci gioco mi viene in mente quel game-doujin (quasindie giappo) pazzesco che è Melty Blood ed è sicuro che gli sviluppatori ci abbiano almeno giocato e l’abbiano tenuto d’occhio. E mi ritorna alle sinapsi i miei pensieri su Dark Souls che completa uno spirito sperpeggiante dell’indie mondiale e mi viene il dubbio. Ma se il Giappone videoludico (quello vero, quello dell’anima, quello duro e puro ribollente)  in realtà dall’indie non sia mai uscito? Mi sento solo un po’ in colpa perché la mia copia, seppure sia un dolce regalo di natale da parte di Andrea Peduzzi, non è stata comprata in quanto un regalo del distributore italico [corr, scusate, era tardi]. E io, che vorrei altri giochi così, mi sento in colpa. Così come mi sento in colpa per la mia promo di Dark Souls. Un giorno forse rimedierò, nel frattempo compratelo voi per me, dai.  Omoshiori.

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Codice Veronica

Non so perché quando vedo Claire nei primi piani di Resident Evil: Code Veronica mi viene in mente la Monna Lisa, infatti il pezzo volevo intitolarlo Mona Redfield o Mona Lisa con pistola, ma poi ho pensato che non era il caso (per più di un motivo). A causa della febbre residentiviliana instillatami dal car(in)o Revelations mi sono scaricato i due remake HD usciti qualche mese fa sul Live (e non solo) pagandoli una cifra astronomica e senz’altro inspiegabile. Ho cominciato, appunto, con Code Veronica che avevo iniziato a suo tempo per Dreamcast senza però terminarlo (invece RE IV l’ho finito tre volte su varie piattaforme). L’impatto iniziale è del tutto impietoso, non tanto per la grafica (brutta sebbene sia in alta definizione ma ancora calda, soprattutto nei primi piani, e nelle belle ambientazioni con effetto-pellicola rovinata) piuttosto per il sistema di controllo e per le meccaniche di gioco che, ormai, sono completamente anacronistiche. Proseguendo man mano con l’avventura mi sono trovato in difficoltà anche semplicemente con la memorizzazione degli indizi e la localizzazione dei luoghi interessanti. Ho quindi dovuto cominciare a prendere appunti.

Al giorno d’oggi nessun videogioco richiederebbe una cosa del genere è una pura follia, aberrazione di design, l’estrarsi dal gioco che è già un estrazione dalla realtà, folle, anti-huizinghiano-spaccasospensionedell’incredulità. I begli esempi di una volta si sono trasformati in pratiche inutilizzabili e quasi brutte. È tutto più difficile – e qui veramente ci vorrebbero le “guide” che tanto vanno di moda oggi – ma le soddisfazioni sono notevoli. Bloccarsi, e dopo un po’ di testate nel muro: “Ecco dov’era quello stracacchio di lockpick!” e poi ribloccarsi. Viene in mente il materiale LucasArts che a livello di complessità era senz’altro ancora più in alto. Non era tanto tempo fa, eppure… In ogni caso, grandi emozioni, fresche seppur antiche e anche un po’ nostalgiche, lo spavento nostalgico, mica male. Poi quando il Tyrant albino sull’aereo ti miete per l’ennesima volta non può non venire in mente Dark Souls e il pad trema anche senza il dual shock.

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Stralci, Resident Evil: Revelations

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Parti scartate e/o mai scritte di mie recensioni cartacee.
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“Che poi RE: Revelations l’ho preso male in partenza perché ne ho fatto subito una questione binomica di onestà/disonestà (come ormai è mio solito, è una categoria a-semica e molto corroborante per una critica sana e anticonvenzionale) ma basandosi su presupposti sbagliati. Mi ha influenzato il cosmo recensiorio più che il gioco stesso che cinguettava: “È un Resident Evil maggiore, non minore, è all’altezza dei grandi suoi fratelli non è una produzione minore per portatile” il che in parte è vero, ma è anche una cazzata con le gambe di carta. In primo luogo perché è assolutamente imparagonabile con i fratelli maggiori per quanto riguarda grandezza livelli/scenari/asset/plot/cosmicità. I luoghi sono tre: la barca (relativamente piccola) i monti & circondario e la analettica Terragrigia (meno grande della nave ma più grande dei monti) e si vede lontano un miglio che questa scala nanica è per cause endemiche, non venitemela a raccontare. Anche i mostri sono pochissimi e ritornano ad oltranza. È un RE in miniatura, ma è una miniatura bella, ecco “onesta” che nelle sue dimensioni da monolocale con metri contati fa il suo porco lavoro e risulta memorabile e anche abbastanza angosciante. Non è deforme, non è un dwarfico Mini-RE chiariamoci. Le sue dieci ore le spalma abbastanza onestamente fra andirivieni anche piuttosto realistici (forse un po’ tediosi alla lunga) e qualche volta un po’ carnevaleschi: soprattutto della coppia Parker-Jessica che si fa i giri per finire a farsi agguatare sempre negli stessi posti dagli stessi mostri. Poi diciamocelo, è piccolo ma lucidato e curato nei dettagli, belli i modelli belle le atmosfere, bellissimo il 3D che ha veramente senso e fa venire l’appetito. La storia ha il solito (non)spessore residenteviliano e anche i nostri non si smentiscono con linee veramente buffe a tratti.”

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“Parker non ho capito mica bene se è italiano e perché si porta un’ascia dietro però è simpatico. Jessica ha i capelli e divisa alla Shadoloo nell’analessi, poi diventa un po’ una zoccolona, il suo costume con sgambatura è abbastanza ridicolo”

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Poi tutta quest’ansia critica viene dal fatto che ogni episodio di Resident Evil è un tastare il polso del videogame nipponico. Come sta, come se la cava? Il paziente risponde? Risponde.

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“Forse il punto più forte del prodotto resta Jill, che io adoro e ho sempre adorato anche nella sua goffa identità un po’ ritardata da PS1 ma che qui brilla veramente, prima della comunque riuscitissima (elza?)weskerizzazione del quinti episodio” anche se è prequel è più matura e (forse anche un po’ troppo) “pneumatica” (direbbe Huxley) sempre splendida grazie al 3D e tosta da morire. Non c’è niente da fare, le donne di RE sono, più degli uomini, dei portabandiera della serie. Tutte memorabili, nel bene e nel male, Chris comincio a digerirlo di più ma mi sembra abbia senso vero solo come altra costola di Jilll. In Resident Evil 5 è praticamente un altro Chris, ottimo tra l’altro più tosto in senso anche da lato oscuro graffiante. Comunque le donne di RE, le donne del RE? Jill ne è la regina e su Revelations regna come una Chun li sul regno stritfaiteriano. Qui CAPCOM non mi ha deluso (anche se le tette le avrei tenute un po’ più piccole)”

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Resident Evil: Revelations avrebbe dovuto accompagnare all’uscita il 3DS come perfetto esempio delle sue capacità (e anche dei suoi limiti, tra l’altro) il problema di base è che, praticamente, gira su un 3DS 2.0 che è fuori da un pezzo e si porta dietro il suo “bel” circle pad goffo e brutto (ma essenziale per una fruizione decente) e quindi si rischia di non capire più troppo bene cosa rappresenti se un istantanea di un qualcosa che si è disgregato o un benchmark di un macroscopico work in progress che è tutt’ora la console portatile di Nintendo (che mi fa un po’ imbestialire, anche)”.

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“Da antologia il gioco di rimandi con il demo, che introduce la materia in maniera diversa e trasversale rispetto al prodotto finito prendendo in giro il giocatore. Nella demo una Jill che ha perso conoscenza si sveglia in una stanza e non sa dove si trova e pensa di essere in una delle “mansion” eviliane  (perché questo è il look dei saloni della Zenobia), Parker contattato via radio è dubbioso in questo senso. Nel gioco Jill finirà per trovarsi nella stessa situazione ma i dialoghi saranno completamente diversi e anche la posizione di Jill sarà diversa, si troverà in tutt’altra parte della nave anche se la stanza sembrerebbe essere la stessa… chapeau.”

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“Lo ripeto, è evidentemente un gioco per console portatile. È una sfida vinta all’iPad gaming senza pretese e senza anima. RE costa quello che costa e ripaga il giocatore”

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“Sarà deformazione professionale. Ma le strutture abbandonate e mutate mostruosamente nell’oceano mi riportano a Bioshock a tratti richiamato anche in maniera abbastanza evidente. È un bene, perché vuol dire che i giapponesi non stanno a guardarsi morire ma guardano fuori (dagli oblò, magari) per non morire”

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“È buffo che citi Dante in maniera anche un po’ spacchianta perché in questo periodo sono in preda a un revival comédiano, e mi sto anche giocando Dante’s Inferno dei Visceral”

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LA ICLASSE – SMARTPHONE E ITALIANO L2/LS

Altra cosa pubblicata da UNIMI, poco attinente ai videogames in verità ma attinente assai a su quanto si è studiato in precedenza e su quanto ragiono (quindi la posto qui, tanto il blog è mio, no?). Leggete qui.

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