Monthly Archives: February 2011

Articolo: “Cresciuti a pane e Pac-Man”

La brava Stefania Summermatter scrive un pezzo sui videogiochi in Svizzera e l’iniziativa di ProHelvetia “Gameculture“, stranamente ha chiesto anche la mia opinione  – abbastanza esigua, ma puntuale (si scherza) – sulla questione. Un pezzo senz’altro da leggere e twittare.

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Foto da un trasloco

La mia camera è deserta, tutto è stato smontato per il trasferimento al centro. Resta attaccata solo l’Xbox360 con gli ultimi giochi che mi stanno intrattenendo e facendo ragionare su un paio di cosette che chi mi frequenta, sa. Poi c’è il pad agonistico. Ciao Milano.

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Crossmedia Contest: (indie) Animation vs. Videogame

L’influenza di quanti videogiochi (indie e non) riuscite ad estrapolare da questo segmento del bel film irlandese di T.Moore e nominato al premio Oscar 2009? Forza, stupitemi! Al più bravo una menzione d’onore e l’onore di una dissertazione filosoficissima sulla contaminazione mediale. Come direbbe qualcuno: “Challenge accepted!”

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Gonzindie @ Lunarcade (Bitte, Viale Watt 37, Milano)

Gonzindie @ Lunarcade (Bitte, Viale Watt 37, Milano) – Overview from Filippo Zanoli on Vimeo.

Il buon Andrea ed io ci siamo infilati alla bella serata Lunarcade – Indie game circus in quel di Milano. Colti da entusiasmo abbiamo anche girato un mini-reportage goliardico. Chiedo scusa in anticipo per le inquadrature quasi pornografiche che mi deformano e le scemenze a iosa (spero nessuno ne venga offeso, siamo buoni in fondo). Nel secondo video, che segue, grande comparsata di un giornalista di spessore della bella Roma, Vincenzo Lettèra.

Gonzindie @ Lunarcade (Bitte, Viale Watt 37, Milano) – Interview con Vincenzo Lettèra from Filippo Zanoli on Vimeo.

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Peduzzi, Snake e me.

Andrea Peduzzi è un mio caro amico. Quando non afferma di essere un giocatore di Street Fighter (min 1:58) e quando non scrive editoriali impegnati e scientifici e quando non commenta in maniera infiammabile lui, sostanzialmente, tenta di educarmi al culto di Metal Gear Solid e di Hideo Kojima. Una missione che inizia presto, quando si accorge che io (per motivi ignoti anche a me stesso, il fatto di non aver mai avuto una playstation forse aiuta) non ho mai giocato a nessun titolo della saga. Chi mi conosce lo sa; come videogiocatore, non sono un grande amante dello stealth e non mi riesce nemmeno tanto bene. Questo è uno dei motivi che mi hanno distolto dal giocare ad una qualsiasi delle avventure di Kojima. Un altro fattore, non secondario, i vari Metal Gear mi sono sempre sembrati un po’ troppo seriosi e realistici (roba à la Rainbow SixCall of Duty che io evito quasi sempre come la peste) e pensare che mi sbagliavo di grosso…

Comincia tutto così, con io che trovo una copia usata di MGS2 da GameStop per una cifra irrisoria, compro una memory card (anch’essa usata) e riesumo una Playstation 2 di amici che fermentava in cantina. Dopo un paio di boot (l’età è sempre l’età, pure per le console) tutto segue il suo corso e, una settimanella estiva di vacanza fuori porta per badare alla casa elvetica di parenti, diventa una settimana con Raiden e compagnia. Fatico un po’ all’inizio, mentre scivolo su cacche di piccione, ma il tutto mi prende e, una sera (con Andrea presente), lo termino stendendo Solidus Snake. Poi aggredisco il terzo capitolo, bellissimo, che però non ho ancora terminato a distanza di un anno. Colpa di Fear, colpa di tante cose. Una sera di queste, Andrea, decide che è il caso che io cominci a giocare seriamente al quarto episodio. Causa di questo nostro rispolvero è una classifica piuttosto discutibile del 2003 di Gamespy relativa ai videogiochi più sopravvalutati della storia nella quale MGS2 occupa una posizione non lusinghiera dietro al number one Daikatana (che a me non sembra fosse stato sopravvalutato, al massimo spattumierato). Questo mi/ci ha fatto molto arrabbiare, per le ragioni futili (loro), e ha portato all’operazione di “gioco in diretta” nella villa di Via Mascherpa ad Albate malgrado per la medesima avessi già acquisito un appetitoso Donkey Kong Country Returns.

MGS 4 ha già qualche annetto, è vero, ma io non ho la Playstation 3 (e molti mi biasimano, forse molti è esagerato, direi almeno due) e quindi perlopiù scrocco. Durante quelle tre ore abbastanza impegnative non sono riuscito nemmeno a terminare il primo sabbioso stage ma mi sono molto divertito e ho apprezzato l’immensità del sistema di gioco di un titolo che solitamente viene miopicamente (esiste?) citato più per i suoi spezzoni di computer grafica che non per le sue incredibili qualità di scrittura e di design. Andrea, oltre che un fan (e quindi appassionato), è un analitico spaventoso e giocare alle avventure di Snake & co. con lui è come farsi guidare in una città che non si conosce da un autoctono, sgamato che ama il suo paese.

Così, anche io che sono un po’ rincoglionito e faccio scoppiare una booby trap su due, riesco ad apprezzare la grandezza di un’opera che, più che essere sopravvalutata è, nella maggiorparte dei casi, incompresa o mal-letta a tutti i livelli. Questo perché si tratta di una scrittura “stratificata” o “a più piani” paralleli ma anche tangenti: level * <-> design <-> script <-> wiki/lore <-> titoli precedenti <-> character design <-> easter eggs <-> * una schematizzazione sciocca e futile di un intersistema ben più complesso, bisognerebbe scomodare grandi nomi della testualità, ma forse non mi sembra il caso qui. [da qui partono i vaneggiamenti, siete avvertiti]. Se c’è un fruitore ideale, quello che ha in quadro tutte le variabili del sistema, quello senz’altro non sarà un cattivo lettore, uno che legge male MGS. Quello che legge bene, forse Andrea, in realtà vince.

Che poi, questa mal-lettura è anche la mia, di gamer (e essere vivente) un po’ pignolo ma che ha carenze (di lore, soprattutto ma anche di operaissime ore giocate) ma sono sincero nell’irritarmi quando trovo altri cattivi lettori che reputo peggiori. Di sicuro ci sono mal-letture peggiori della mia. Ma chi lo sa.  A me piace Shirow, poi, che è uno sconclusionato. Kojima, invece, è uno precisino. E la bellezza, nel Suo, si trova proprio in quella pazzesca coerenza (zen e maniacale al contempo) della totalità del suo universo. È una meraviglia organistica (e non orgiastica) da Cappella Sistina o dall’osservazione di un frattale coloratissimo che, in realtà è una ennesima riproduzione di se stesso.

Può darsi che si tratti, alla fine, di un metagioco fatto da giochi e tutto il resto, sono certo che è così. Se vinci, ti vedi il filmino delle vacanze di Hideo. Io per ora, no. Comunque è bello scoprire roba notevole che si ignorava, fatelo anche voi.

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