Monthly Archives: January 2011

A proposito di Tron: Legacy

È un po’ brutto, a parte la colonna sonora.
Inspiegabilmente mi ha fatto venire voglia di giocare a Mass Effect 2.

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Vertigo’s best of the year 2010 awards

Visto che in molti (fra quelli che conoscono) si lamentano che non aggiorno mail codesto blog (ed è vero) ho deciso di provvedere proprio in questo nuovissimo e sfavillante 2011. Era da un po’ che volevo scrivere in verità, di varie cose che mi hanno stuzzicato ma quando si scrive per lavoro è poi più difficile farlo semplicemente per piacere. In questo caso però l’occasione è quella ghiotta, di parlare degli ormai immancabili giochi dell’anno e c’è più gusto a farlo a bocce ferme, quando tutti hanno già espresso il loro parere in maniera più o meno pertinente. Di certo io non mi sento più pertinente di altri, anzi, semmai mi sento più impertinente e la mia top 5 sarà, per certi versi, un po’ una sorpresa. Ne sanno qualcosa gli amici Alberto e Andrea che mi hanno indirettamente stimolato, con le loro facce più che perplesse, a finalmente attualizzare questa mia lista pazzesca dei cinque titoli che più hannno il pregio di avermi/ci sospinto alla riflessione e allo scervellamento. Espongo in ordine sparso, seguendo la traccia che le mie sinapsi mi indicano.

John Marston, cavalca felice verso il tramonto con la donna riconquistata e l’ex-aequo di goty per quasi tutti.

Gioco(ne) dell’anno per più o meno tutti è Red Dead Redemption, titolo del quale un po’ dubitavo (amando alla follia GTA IV), ma che alla prova dei fatti si dimostra un pezzo da novanta assoluto e uno dei migliori giochi di sempre. Ci si trova una maniacale cura del dettaglio, eco-nomia/logia, ottimo script e recitazione del cast digitale, uno scenario veramente impressionate e più che a tratti, toccante. Un affresco ispirato, ispiratissimo, caldo (direi afoso) per certi versi espressionista anche se totalmente e completamente umano, giocabile, godibilissimo considerando anche che il “giocare al Cow Boy” è facile per ognuno di noi. Migliora GTA IV per molti versi, ma non lo eguaglia per molti altri (ovviamente la “giungla urbana” in primis) ma è pur sempre un grandissimo pezzo di umanistica del quale ci ricorderemo a lungo. La parentesi dei non morti devo ancora provarla, con riserva. Aggiungo: bravi per Bonnie.

La piccola Tia, un campo di prigionia (o salvezza?), un gioco di carte e un grande mistero, The Day è servito.

Gioco(ne) per me, invece, è una caccola, briciolina di gioco flash gratuito minimalissimo anche rozzo e forse brutto ma che nasconde una finezza impressionante e, come si dice, mind-blowing (almeno per me). Una design a ovetto Kinder veramente sorprendente. Parlo di The Day di Gregory Weir, un esperimento riuscitissimo, che dev’essere fruito da chiunque. Metafora speculare, da un lato sinottica dall’altro olistica (e uso parole a caso, forse). Da giocare assolutamente, senza riserve, e macinare fra le pieghe del nostro amato organo rugoso umidiccio nel cranio.

Una colorata arena zeppa di eroi e minions , una variazione sul tema più che gustosa.

Altre nomination per parti importanti dell’anno, dal mio punto di vista comprendono un altro paio di giochi non troppo blasonati. Primo del duo è League of Legends al quale ho dedicato un po’ del mio tempo (ma non troppissimo) che è una variante di DOTA che mi ha stupito per la sagacia per il modello di marketing free to play ben ideato, per il divertimento e tante altre piccolezze tanto ben realizzate da sommarsi in un tutto di prim’ordine. Vedremo se saprà tenere testa al DOTA 2 di Valve e agli altri concorrenti, in ogni caso da provare anche questo (tanto è gratis).

Verge, protagonista di Beautiful Escape, è veramente uno dei più carismatici sordidi vermi del panorama videoludico.

Secondo del paio, questo scomodo, è incredibilmente un più o meno dilettantesco prodotto assemblato con RPG Maker che ha generato un po’ di dibattito e di polemica. Dungeoneer: Beautiful Escape è un gioco che merita attenzione per più di un motivo. In primo luogo perché voi impersonate un maniaco che ama rapire, imprigionare e torturare vittime cercando di ottenere il “trapasso perfetto”, in secondo luogo perché l’oscenità turpe della materia è trattata con tale sagacia da renderla potabile, appetibile e quasi gustosa anche per chi un deviato completo non è. Il tutto si costruisce sul senso di fastidio stomacato permanente che è solo uno dei leitmotiv del gioco. Veramente impressionante, per sagacia e scrittura, meno per gameplay (molto paleoludico e a tratti brutto). Vorrei più videogiochi così e meno cazzate come Sonderkommando Revolt. Anche questo da provare, poiché gratuitissimo.

Splendidi paesaggi e omaggi nippofili, nell’ultimo prodotto pubblicato da Konami.

Ultimo del quintetto totale (è pur sempre una top 5) una coppia che non riesco a separare (perché poi una top 6 sarebbe un po’ una cacca) anche perché usciti tardissimo nell’annata e che meriterebbero un po’ più di tempo. In primo Cataclysm, che mi ha veramente spiazzato per potenza e devastazione. Ha dimostrato come lo spazio digitale non lo sia poi così tanto quando può essere rotto, piegato e modificato come dopo il cataclisma causato da Deathwing. Niente di nuovo per quanto riguarda il gameplay, ma merità molto perché ci fa riflettere su quanto in realtà i bit siano fragili anche se popolati da milioni di persone. A parimerito nomino anche quel Castlevania: Lords of Shadows che anche se (nel titolo) domina le ombre ha faticato a scrollarsi di dosso quella immensa e pesantissima di Symphony of the Night che, in verità, non c’entra proprio un bel cazzo di niente. CLoS è un bel pegno d’amore al videogame giapponese in generale compilato in maniera più che eccellente da un team talentuoso dal quale ci aspettiamo moltissimo in futuro. Senz’altro chapeau per l’eccellenza visuale in alcuni punti, peccato per la concorrenza direttissima di God of War III che gli somiglia per alcuni versi ma in realtà con esso non si piglia.

Ben fatto! Concludo con una lista in pillole di altri notevoli (ma scontati).

God of War III – per la muscolarità pazzesca, ipertrofica del tutto.

Heavy Rain – provato poco, senz’altro lodevole per lo zen del sistema di controllo e per il mantenimento di promesse fatte a suo tempo in Indigo Prophecy.

Fable 3 – per l’ergonomia.

Costume Quest – per l’economicità della regressione.

Assassin’s Creed Brotherhood – per la convincenza del brand.

Bayonetta – per il gameplay da competizione e la sofficità delle linee.

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