Monthly Archives: January 2010

Cosa aspettarsi da Project Natal?

Frutto di sudore e fatica, con gli amici e compagni di merende del gameslab.it Esce (ieri) il nostro pezzo a sei mani (e un tentacolo) su Project Natal (che ho continuato a chiamare Nadal per quasi tutto il progetto di stesura ma poi me l’hanno fatto notare), nuove interfacce e compagnia cantante. Io mi cimento in un’analisi linguistico-traduttologica dell’input nell’azione ingame. Un’arzigogolatura degna delle mie sinapsi contorte. Dateci un occhiata.

Leave a comment

Filed under Appunto

Shledon Cooper counts his stolen consoles and videogames

Leave a comment

Filed under Appunto

Avatarando e considerando

Soffermarsi ad analizzare la trama e l’intreccio di Avatar sarebbe puramente una perdita di tempo: sia l’uno che l’altro sono scontati, telecomandati. I pezzi del mosaico si appiccicano l’uno all’altro come se fossero calamitati fino ad arrivare all’unica conclusione possibile. L’importanza dell’ultimo lavoro di Cameron risiede altrove: è una celebrazione vera e propria dell’interfaccia anche (video)ludica. L’avatar in carne ed ossa è l’ultima frontiera del desiderabile, dell’immaginabile, il gingillo ultimo di qualsiasi videogiocatore. Avatar è, per più di un verso, una celebrazione anche del videogame e il fatto che venga dal regista probabilmente più influente per il Nostro Medium Interattivo può ricollegarsi anch’esso al film e alla tematica del ciclo vitale, della memoria collettiva, condivisa di una terra che è allo stesso tempo fisica e digitale.

Poi, sostenere che gli alieni blù siano in carne ed ossa, è allo stesso tempo un’affermazione e una provocazione perché del tutto d’ossa non sono, né sembrano. Così il pallido marine invalido, dalla barba lunga per le ripetute sessioni sembra svanire a confronto del mondo colorato del suo alter-ego alieno come un gamer imperterrito, ostacolato dal fardello del corpo reale con il quale ha un rapporto complicato, si realizza nel gioco online e non. Da una parte l’uomo, dall’altra l’alieno. Due mondi diversi, inconciliabili e del tutto separati. Cameron al suo grande pubblico vuole spiegare così il videogioco, rendendolo palpabile e vero: in scena avatar e giocatori sono sullo stesso piano, meglio, sembra che lo siano ma in realtà non lo sono praticamente mai. Ci immedesimiamo in un eroe che ha come fine ultimo del suo percorso l’immedesimazione con un eroe che forse è un Altro, in una doppia mimicry carpiata notevole. Come lui soffriamo del suo alienamento del suo bipolarismo e del suo senso di straniamento, come lui ce ne freghiamo apertamente nel momento del godimento causato dall’azione.

L’immaginario marziano ricorda a uno spettatore un po’ gamer più di un prodotto: a partire dalle sezioni nottelfiche di WoW (Darnassus e Aldrassil su tutte)  fino ai lavori di Dociu per Guild Wars non dimenticando nemmeno Final Fantasy. L’eroe nell’eroe, nel realvirtuale del film riesce dove la storia ha fallito: la metafora del videogioco viene utilizzata da Cameron come espiazione e redenzione proponendo una versione alternativa della storia americana in cui la battaglia di Little Big Horn ha contato veramente qualcosa per la popolazione autoctona e il “piccolo grande uomo” di penniana memoria riesce a compiere la sua missione di assassinio di Custer. Ma sull’eroe al cubo (o sotto radice quadrata) resta il dubbio capitale: è veramente eroe? In fin dei conti era l’unico ad aver a disposizione una vita extra. Forse il vero ero era proprio Custer, o forse Ana Lucia con il suo eruttante elicottero. Forse, a venire, altre su Avatar. Forse no.

1 Comment

Filed under Pensierone